
Il 17 aprile La Stampa ha pubblicato l’articolo sulla morte, probabilmente per arresto cardiaco, di Giuseppe Stilo, giovane di 33 anni, su un volo Ryan Air, raccontando che l’aereo fosse a metà del viaggio, che tutti gli aeroporti contattati dal comandante non avessero autorizzato un atterraggio di emergenza e che quindi l’aereo avesse dovuto far ritorno a Torino dove i mezzi di soccorso erano arrivati in ritardo perché non avevano potuto accedere nell’area aeroportuale in assenza di scorta.
Ovviamente comincia la solita ondata di sdegno collettivo, che, dalla mancanza di umanità alle teorie complottistiche, ha gridato a tutto.
Sono passati due giorni dal tragico evento in cui l’uomo ha perso la vita e nonostante un comunicato ufficiale di Sagat, società che gestisce lo scalo di Torino, i giornali comunque continuano a supporre. Cioè, in due giorni nessun giornale è stato capace di raccattare una fonte che confermasse le supposizioni, supposizioni che continuano a fare. A sentimento. Senza nessuna inchiesta giornalistica.
Allora, prima di tutto, al momento del malore erano passati 18 minuti dal decollo, quindi il comandante ha deciso di tornare all’aeroporto di partenza. Non ci sono aeroporti contattati che hanno negato l’autorizzazione ad atterrare. La geografia non è il mio forte e non lo sono nemmeno le rotte aeree, ma a intuito la scelta di tornare indietro appare plausibile, se non altro perché confermata da Sagat e non smentita da La Stampa che quindi, a questo punto suppongo anche io, ha dato una notizia a caso, senza che nessuna fonte l’avesse verificata.
Nel comunicato ufficiale si spiega poi che il medico dell’aeroporto è immediatamente salito sull’aereo dove l’uomo era già stato soccorso da due medici che erano a bordo con l’aiuto del personale di bordo e che l’ambulanza del 118 è immediatamente entrata nell’aeroporto.
Oggi, 19 aprile, La Stampa pubblica un articolo in cui non si fa nessun riferimento alle presunte richieste di atterraggio negate ma si dice solo che l’aereo stava sorvolando la Liguria e che il pilota ha fatto di tutto per tornare a terra. Nella prima parte poi si dice che i dipendenti di Caselle “raccontano” che l’ambulanza del 118 ha atteso al varco almeno 14 minuti. E hanno aggiunto che “succede spesso”. È successo anche in una simulazione di incidente a settembre 2023. A fine articolo, infine, si aggiunge che anche i soccorritori del 118 hanno segnalato, a chi, dove, quando non è dato sapere, un ritardo di dieci minuti per l’accesso al varco.
Siamo in Italia e lo sappiamo tutti come vanno le cose in questo Paese: il dubbio che qualcosa non abbia funzionato nelle procedure di sicurezza viene, ma, al momento, questo dubbio si basa solo su delle voci e non su delle fonti. La Stampa scrive però con il tono accusatorio di quelli che il marcio vogliono proprio che ci sia e nel dubbio, più o meno velatamente, accusano. E quando dice che dalla procura è stato aperto un fascicolo senza indagato o ipotesi di reato, aggiunge, con enfasi drammatica, “per ora”.
Io però a questo punto mi chiedo una cosa… come facciamo a fidarci di un giornale, ma anche di tutti gli altri che hanno riportato la notizia, che, quando l’aereo era quasi ancora in volo aveva già accusato vari aeroporti italiani di non aver autorizzato l’atterraggio di emergenza?
Se tutte le notizie vengono trattate così c’è davvero da … darsi al gossip, perchè la morte di un ragazzo di 33 anni meriterebbe rispetto e non una manciata di articoli per fare scatenare il web.
