
Spacciandola quasi come una concessione, Alessandro Michele ha mostrato, anticipando i tempi, il suo lavoro per la nuova donna di Valentino. Ed ecco che ci siamo ritrovati catapultati dentro la sua visione. Di nuovo. Che noi di pippe mentali ne abbiamo poche, ci dobbiamo accollare anche quelle dei geni sregolati.
Probabilmente io non sono in grado di afferrare la profondità creativa di Alessandro Michele, ma a me piacciono i vestiti che guardi, non quelli che devono essere capiti. La moda per me è rivoluzione quando coglie il cambiamento sociale e lo interpreta, non quando vuole imporre dei canoni estetici attraverso l’eccesso e la provocazione.





Guardando l’anticipo di collezione la sensazione “profana” è che Michele abbia mandato i modelli al buio dentro l’archivio di Valentino e, dopo tre minuti di “‘ndo cojo, cojo”, li abbia fatti uscire. Quella dei fan del direttore creativo, che a tratti sembrano più che altro adepti, è che il loro idolo abbia fatto una reinterpretazione gloriosa del passato di Valentino Garavani. Quella dei buyer è di eccitazione perchè la collezione di Michele tra il barocco e il vintage risponde esattamente alle aspettative e quindi ha un buon potenziale economico.
Ecco. Alessandro Michele ha fatto esattamente quello che ci si aspettava. Ha michelizzato l’archivio di Valentino, piegandolo alla sua visione. E non dirò, come tutte ste sciacquette che fanno le commentatrici di moda che Valentino sembra Gucci. E’ Valentino di Alessandro Michele che è tremendamente uguale a Gucci di Alessandro Michele. Vi lascio un pò di foto per farvi vedere quello che arriva dall’archivio di Valentino… così vi renderete conto anche voi di cosa significhi “michelizzazione”.

Dall’archivio di Valentino

1998

1970

1971

1972

1978

1992

1993

1998

1962

1979

1982

1985
