“L’italiana che fa vestiti”, così Coco Chanel si riferiva a Elsa Schiaparelli, altra donna che nel periodo tra le due guerre mondiali divideva con lei il palcoscenico della moda e che era riuscita a ottenere la copertina del Times nel 1934.

Elsa Schiaparelli nasce a Roma nel 1890 in una famiglia di intellettuali. Dopo gli studi in filosofia vorrebbe diventare una poetessa ma è proprio la famiglia a ostacolarla e a mandarla in un convento in Svizzera. Nei primi anni 30 vive a New York: è una donna divorziata e ha una figlia. Qui si avvicina all’avanguardia dadaista intrecciando un profondo legame con l’arte che sarà determinante per tutta la sua carriera.

Alla moda si avvicina dopo essersi trasferita a Parigi ed essere diventata allieva di Paul Poiret ma è nel suo appartamento che costruisce la sua personale e originale idea di moda, partendo dal maglione, fino ad allora considerato un capo senza forma usato solo per lavorare nei campi.
Elsa sistema quello che oggi chiameremo il fit e con il supporto di Aroosiag Mikaelian, una rifugiata armena, inventa una particolare lavorazione a doppio filo per esaltare, attraverso giochi di colore, i decori delle maglie. Il pullover con il fiocco trompe l’oeil è un primo prototipo della sua idea.

Il successo è praticamente immediato e nel 1928 nasce la N.1, la sua prima collezione con capi sportivi e costumi promossa su Vogue America. Il mercato americano sarà sempre molto importante per gli affari di Elsa, una delle prime a comprendere le potenzialità economiche del pret a porter e anche quella che per prima ha lanciato il concetto di sfilata monotematica realizzata come vero e proprio spettacolo, praticamente la sfilata che conosciamo oggi.
Diventa “la Schiap”, soprannome con cui anche lei stessa ama parlare di sé in terza persona e nel 1935 la sede della maison si sposta al n. 21 di Place Vendome, spazio capace di ospitare le oltre 400 sarte che lavorano per Elsa.

L’atelier inizia subito a essere frequentato dagli artisti dell’epoca, da cui Elsa trae ispirazioni per il suo lavoro: usa il disegno dei due profili di Cocteau per il retro di un cappotto in cui i due volti uniti danno l’illusione ottica di formare un vaso da cui escono rose, con Dalì realizza un cappello a forma di scarpa rovesciata, le figure ispirate al circo applicate sugli abiti, il famosissimo vestito a forma di scheletro ed è sempre Dalì a disegnare un’aragosta su un abito da sera in organza, Giacometti disegna le spille, Picasso dipinge i guanti ed Elsa, dal canto suo, non ha paura di osare con i tagli e i tessuti, non dimenticando mai però l’esaltazione della figura femminile, definendo una precisa silhouette che rappresenterà sempre il suo prototipo di donna, in cui si fondono eleganza e praticità.

Elsa mescola la seta con la lana, usa il tweed per gli abiti da sera, il rayon stropicciato per creare un abito che sembra la corteccia di un albero o il rhodophane per creare un mantello che sembra di vetro. Applica pietre preziose con la forma di costolette d’agnello sulle giacche, usa labbra al posto dei bottoni, realizza borse a forma di telefono.
Anche i profumi che sono sempre stati un suo vezzo, e per scaramanzia hanno tutti il nome che inizia per S, sono contenuti in boccette che sono opere d’arte. Quella di Shocking, ha la forma di busto femminile disegnato dalla pittrice Leonor Fini ispirata dalle curve di Mae West.

Shocking però è anche la famosissima tonalità di rosa ideata proprio da Elsa Schiaparelli per il lancio del profumo. Il colore ebbe un successo immediato ed Elsa lo usò subito per un abito indossato da Zsa Zsa Gabor in Moulin Rouge e per creare la fascia del vestito aragosta disegnato da Dalì: “Ho dato al rosa la forza del rosso ed è diventato un rosa irreale”.
Nonostante uscisse dagli schemi e fosse spesso provocatoria e nonostante, come diceva lei stessa, fosse considerata una folle, la stravaganza di Elsa era molto apprezzata non solo dalle socialite, le influencer dell’epoca, ma anche da attrici come Joan Crawford, Katherine Hepburn, Marlene Dietrich e Wallis Simpson.
Per Elsa, la moda è arte, una particolare forma d’arte perché un abito non resta appeso a un muro come un quadro: “un abito non ha una sua vita se non viene indossato. Allora, un’altra personalità prende il tuo posto e lo anima, lo esalta o lo distrugge. Oppure lo trasforma in un inno alla bellezza”. Il concetto di personalità nella moda, praticamente.

Il suo successo inizia a scemare dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando le donne cercano qualcosa di nuovo rispetto alla silhouette di donna proposta da Elsa e lo trovano in Christian Dior e in Cristobal Balenciaga. Elsa dichiara bancarotta nel 1954. Muore a Parigi nel 1973.
Il marchio e tutto l’archivio Schiaparelli sono stati rilevati nel 2006 da Diego della Valle. Oggi la maison è diretta da Daniel Rosberry, nel cui lavoro l’eredità di Elsa è così tanto presente da divenire a volte ingombrante.

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