Lo sapete perché io non mi infervoro più ogni volta che un moto di indignazione scuote il “web”? Non perché sono tirchia e voglio risparmiare sulla bile, ma perché sono stufa dei proclami di indignazione social basati su quelle paroline che colpiscono la pancia provocando degli attacchi di dissenteria virali per i quali però nessuno prende l’imodium.

Ieri mattina, Serena Bortone ha scritto sul suo instagram che inspiegabilmente l’intervento di Antonio Scurati con un monologo sul 25 aprile previsto nel suo programma era stato cancellato.
E’ stato un attimo e tutti hanno iniziato a denunciare la censura della Rai, con il fervore dialettico di quelli che sono pronti ad andare alla presa del cavallo di Piazza Mazzini. Ma solo dopo aver preso il caffè macchiato freddo con il latte di soia e la brioche che mangiano nella convinzione sia stata data loro come alternativa alla mancanza di pane.
Quanti di noi avrebbero inveito contro la censura attuata dal Governo, se esprimendo la propria opinione avessero rischiato l’arresto, la persecuzione o la perdita del lavoro? Qua il massimo che rischiamo è che Salvini ci mandi un vocale di dieci minuti cantando Brutta Ciao.
Io non riesco ad avere paura di un Governo presieduto da un Presidente, o una o con qualsiasi desinenza voglia essere chiamata, che commenta il compenso di uno scrittore come se fosse il ragionier Filini che fa i conti della serva e che pubblica un discorso antifascista senza però avere il coraggio di prendere una posizione al riguardo.
Dai su, questi non sono in grado nemmeno di fare un’operazione di censura come si deve. Cioè, non è che hanno impedito alla Bortone di invitare Scurati per fargli fare un monologo sul 25 aprile. Hanno aspettato la sera prima della messa in onda per bloccarlo, quando hanno realizzato che lo scrittore non avrebbe parlato di quel lontano 25 aprile in cui la nonna aveva liberato la griglia del barbecue dal potere delle salsicce per metterci su gli arrosticini sfidando la ritorsione dei nipoti che erano già pronti con il paninazzo. Per non parlare dei soldi: gli arrosticini in proporzione costano almeno il doppio di una salsiccia.

Ho letto poco fa che “sarebbe” pronto, con il condizionale perché non sia mai che qualcuno riporti una notizia verificata, un provvedimento disciplinare per Serena Bortone da parte della Rai, la stessa azienda che ha inviato un provvedimento disciplinare anche al giornalista di Rai Due che aveva perculato la figlia di Fiorello. Immagino la Bortone che trema di paura mentre conta fino a … nove… prima di mandare tutti a quel paese. Io stimo molto Serena Bortone per la sua presa di posizione, però proprio perché siamo a ridosso di un anniversario importante per il nostro Paese non facciamola diventare una figura retorica. È una brava e seria professionista. E in questo periodo mi sembra già tanta roba.
Il punto è che adesso siamo tutti così impegnati a osannare la Bortone che si è “immolata per la libertà” che pretendere di capire come sono andate esattamente le cose passerà in secondo piano. E io invece vorrei proprio sapere chi, come e quando. In questo Paese non può finire tutto a tarallucci e vino, anche perché io son donna e, se bevo, poi arriva la Boralevi a dirmi che voglio solo darmi un tono.
Comunque, alla fine, il monologo di Antonio Scurati lo stanno recitando tutti, probabilmente anche i rappresentanti delle associazioni pro-vita che entreranno nei consultori e di cui dopo una scarica di bile ci siamo subito dimenticati. Censura batte aborto. Fino alla prossima indignazione.
