KARL LAGERFELD: BECOMING A SOAP OPERA

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Becoming Karl Lagerfeld non mi ha entusiasmata e, vi dico la verità, non fosse stato per una colonna sonora pazzesca più di una volta mi sarebbe cascato il sonno!

Le sei puntate della serie appena uscite su Disney le aspettavo con ansia: Karl Lagerfeld è un personaggio, forse uno dei pochi, per cui ha davvero senso usare l’aggettivo iconico, quindi probabilmente mi aspettavo una serie che fosse un po’ meno biopic nel senso tradizionale del termine. 

Ovviamente da qui a dirvi di evitarla ce ne passa, perché vale la pena guardarla anche solo per gli outfit dei protagonisti e per le scenografie che ricostruiscono le atmosfere della Parigi libera e creativa degli anni 70, gli anni in cui Karl Lagerfeld diventa… Karl Lagerfeld.

All’epoca, Karl lavora da Chloè e già se ne intuisce il genio ma non ha ancora la consacrazione che sarebbe arrivata anni dopo. In quel periodo, indipendentemente dal suo lavoro, viene tacciato di cattivo gusto che per i francesi era implicito nella sua nazionalità tedesca.
E’ il periodo in cui non ci sono né Choupette né gli storici abiti fatti indossare a Claudia Schiffer, tanto per capirci.

Il centro della serie è costituito dalla storia d’amore tra Karl e Jacques de Basher, il prototipo del dandy eccessivo e libertino che rappresentava tutto quello che Karl, notoriamente asessuato, non era.

Il loro fu un rapporto platonico in cui erano linfa l’uno per l’altro. Per Karl emotiva e ispirazionale, per Jacques economica visto che era Karl a pagare per il suo stile di vita senza limiti. Nonostante i continui eccessi di Jacques che compromise anche la competitiva amicizia tra Karl e Yves Saint Laurent, che con il dandy ebbe una, questa volta, molto passionale liason, Lagerfeld non è mai riuscito ad allontanare Jacques dalla sua vita e gli è rimasto vicino fino alla morte prematura a causa dell’Aids. 

Tutta la serie ruota in maniera a volte anche morbosa intorno a questa turbolenta storia d’amore, descritta come in un romanzetto harmony ed è lasciato all’intuizione capire quanto Jacques sia stato fondamentale nella crescita artistica di Karl. Io lo so perchè lo stesso Karl lo ha ammesso in più di un’intervista.

Poi, certo, sono sottolineati il rapporto difficile con la madre autoritaria, il legame con Gaby Aghion di Chloè, complice però di averlo fatto definire per anni “il mercenario del prete a porter”, la sua creatività latente, ma, a parte scenografia e colonna sonora, mi è tutto sembrato un pò troppo soap opera.

Devo però sottolineare la bellissima interpretazione di Daniel Bruhl, entrato perfettamente nei panni di Lagerfeld.

Intanto se avete fatto abbonamento a Disney per guardare questa serie vi consiglio qualcosa di molto più familiare e rassicurante.