GOOD TROUBLE

Ci sono delle serie che andrebbero definite “comfort”. Sono quelle in cui ti ambienti perfettamente e ti senti completamente a tuo agio. Non devono essere capite o seguite con particolare attenzione, non sono quelle che ti mettono nella condizione di doverle spiegare per fargli avere un senso, ma hanno comunque la forza di trascinarti nel loro mondo a cui inevitabilmente ti affezioni.

Di affezionarmi mi era già successo con la serie madre e adesso la stessa sensazione la sto provando guardando il suo spin off. Sto parlando di Good Trouble. 5 stagioni (ed è ancora in oroduzione) su Disney, che fanno seguito alle altre 5 stagioni di The Fosters, la serie madre appunto, di cui avevo già parlato tempo fa. Una storia di famiglia in cui vedrete rappresentata tutta la gamma dei buoni sentimenti. Quella roba lì, si, che uno dei protagonisti sbaglia poi però capisce di aver sbagliato, si pente e cerca di riparare, combinando altre mille casini che poi dopo dieci puntate riusciranno fuori.
Le storie sono semplici ma trattano temi attuali, con particolare attenzione alle tematiche legate al mondo LGBTQ come già era avvenuto in The Fosters a cui però nello spin off si aggiungono anche altri temi sociali, sviluppati perché le due ragazze di casa Adams Foster si ritrovano a vivere a La Coterie a Los Angeles, un condominio in condivisione con altri ragazzi dove tutti hanno il proprio loft ma poi condividono le parti comuni. Una sorta di casa del Grande Fratello, fortunatamente senza la voce di Alfonso Signorini. E poi Good Trouble ha una regia e un montaggio studiati e articolati. Non è un prodotto fatto a caso, sebbene pensato per la lunga serialità. Ogni puntata è costruita con un intreccio di trama che ci porta avanti e indietro nel tempo (sempre nel breve periodo) per spiegare quello che è successo tra i personaggi. Per esempio se due sono a fare colazione e uno chiede all’altro come va. All’altro partono i ricordi della sera o del giorno prima attraverso i qali scopriremo se sta bene o male!!!
Insomma, se avete figli guardatela con loro che non può fargli che bene, se non li avete, godetevi il dolce guardare senza impegno e a un certo punto vi affezionerete a quei loft e ai ragazzi che li abitano.
