ELISABETTA FRANCHI: L’IMPRENDITRICE CHE DISCRIMINA GLI UOMINI

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A me Elisabetta Franchi sta antipatica, non mi piace il suo modo di porsi e di mostrarsi. Per me ne guadagnerebbero anche le sue collezioni se lei si arrendesse a restare più dietro le quinte. Non la conosco, ovviamente, quindi la mia non è nemmeno una sensazione a pelle ma solo a schermo.
Al cuor non si comanda. Ma alle sensazioni pure.
Nonostante questo però trovo assurda la sua condanna per discriminazione.

Vi riassumo i fatti, per chi non li ricordasse.

È il 7 maggio del 2022 quando esce una dichiarazione della Franchi che dice di assumere solo donne over 40 che abbiano già fatto i conti con la maternità, spiegando che per un imprenditore è rischioso mettere in una posizione apicale una donna che può assentarsi dal lavoro anche per due anni nel caso decidesse di avere un figlio.

Ovviamente si è scatenata una bufera social di proporzioni bibliche, perché già se parli di donne senza riverenza è peccato, ma se poi, nello specifico, parli delle mamme stacchi direttamente il pass per un girone dell’inferno.

A distanza di due anni, Elisabetta Franchi è stata condannata a un risarcimento di 5000 euro all’Associazione nazionale lotta alle discriminazioni che per quelle affermazioni l’aveva denunciata e all’obbligo di organizzare corsi annuali con lo scopo di promuovere un consapevole abbandono dei pregiudizi di età, genere, carichi e impegni familiari.
Praticamente un’imprenditrice è stata punita ai corsi socialmente utili, per imparare a decidere chi far lavorare nell’azienda che lei ha creato e fatto crescere.

Qualsiasi datore di lavoro può confermare che quella della gravidanza a rischio sia diventata la normalità. Molte donne che restano incinta, tra rischio, allattamento e tutele varie, hanno concretamente la possibilità di allontanarsi dal lavoro per due anni.

Certo, non tutte le donne ne approfittano, ci sono quelle oneste che lavorano fino alla settimana prima di partorire e poi ricominciano subito dopo averlo fatto. Sarà un caso che però per la maggioranza di loro siano libere professioniste che invece possono essere discriminate rispetto alle “mom to be” dipendenti?

Le donne oneste pagano le colpe delle disoneste. Un classico.

Non vi infuriate e guardatevi intorno. Quante amiche o conoscenti avete che partendo dalla gravidanza a rischio si sono allontanate dal lavoro a tempo indeterminato? Quante volte avete sentito la deprecabile frase “mi faccio prima assumere e poi resto incinta?”.

Fare il dirigente di azienda, però, non è un lavoro part time. È una responsabilità. C’è un datore di lavoro che a te dirigente affida in un certo senso il suo investimento. A un certo punto avrà diritto pure lui a tutelarsi scegliendo le persone che ritiene più affidabili? Parliamo di posizioni apicali, non di quelle per cui è facile trovare sostituti, perché, facciamocene una ragione, non tutti siamo bravi allo stesso modo.

(n.b. ho parlato di datore al maschile intendendo anche datrice, perchè io le menate sui generi non le tollero. In ogni senso.)

E onestamente è a queste posizioni che Elisabetta Franchi si riferiva quando ha detto le parole incriminate. Il problema del nostro paese è che ci sono medici conniventi che avallano rischi spesso inesistenti, ma soprattutto sembra che non esistano padri che possano prendersi cura dei figli, perché… la mamma italiana è sempre la … più mamma delle altre. La voglia di crescere un figlio è sacrosanta, va rispettata e anche tutelata.

Nei limiti del giusto, però, altrimenti è un attimo che si arriva paradossalmente alla discriminazione di chi non ha figli. Avere una posizione dirigenziale implica dei sacrifici e se una madre non vuole farli, deve tirarsi indietro. O pretendere che a fare sacrifici sia il padre a rinunciare alla carriera per crescere il pargolo.

Il mondo del lavoro non può girare intorno alle madri chiocce.

E comunque, come lei stessa ha tenuto a precisare dopo la condanna, nell’azienda di Elisabetta Franchi il 78% dell’organico è composto da donne. E il 51% ha meno di quarant’anni. Non ho potuto verificare se sia la verità, ma credo che in questo momento non le verrebbe in mente di falsificare i dati.

Io però ci vedo un po’ di discriminazione nei confronti degli uomini. Voi no?