CROZZA DA’ IL PENALTY POINT A SINNER CHE NON PAGA LE TASSE IN ITALIA

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Maurizio Crozza nello studio del suo programma Fratelli di Crozza
(foto dalla pagina fb ufficiale di Maurizio Crozza)

Cari amanti dei match,
commentiamo qui Crozza contro Sinner.
Nel suo ultimo monologo, il comico in veste di moralizzatore ha inveito contro Sinner, ricco ragazzo per bene che non paga le tasse in Italia.

Vi siete infervorati anche voi come Crozza?
 Io no.
Anzi, mi ha dato piuttosto fastidio. Sarà che io quando devo pagare un F24 non mi sento una benefattrice che dona all’Irpef, la “fondazione che aiuta tutti”, come l’ha definita Crozza.
E no. Non era una battuta, anche se fa ridere moltissimo.

Sinner, ragazzo troppo… per bene

Crozza nella sua imitazione di Jannik Sinner
(foto dal sito di Nove)

E’ da un po’ di tempo che Crozza imita Sinner, prendendolo in giro per il suo essere “per bene”, cosa già di per sé abbastanza antipatica, visto che l’educazione sarebbe una qualità da esaltare e non da perculare, ma, vabbè, ci sta che le imitazioni puntino sulle caratteristiche del personaggio.
E quelle di Sinner sono in effetti quelle del figlio che tutte le mamme vorrebbero avere.

Crozza però è andato oltre. Ha ricordato che Jannik ha addirittura una società che gestisce il suo patrimonio, sottolineando la parola patrimonio come fosse una parolaccia. La sede ovviamente è a Montecarlo, paradiso fiscale dei ricconi cattivi che non vogliono pagare le tasse in Italia. Quindi, a Sinner, Crozza non perdona né l’educazione né la ricchezza… visto che non la gestisce nel modo che vorrebbe lui. E cioè facendo una “donazione” all’Irpef. Come se questo, si legge tra le righe del monologo di Crozza, lo rendesse un falso ragazzo per bene.

Bagnaia contro Sinner nel monologo di Crozza

Pecco Bagnaia esulta

Il vero ragazzo per bene, sempre secondo Crozza, sarebbe invece Pecco Bagnaia. Campione di motociclismo, che però ha deciso di pagare le tasse in Italia e di non dimenticare chi ha più bisogno di lui.
E qui Crozza che è furbo almeno quanto Sinner è ricco gioca sul frantendimento tra tasse e beneficenza.

Caro Crozza, le tasse non si pagano per aiutare i bisognosi. Le tasse le paghiamo perché a tutti i cittadini siano assicurati dei servizi. Certo, in uno Stato che funziona, dovrebbero servire anche a sostenere chi è più in difficoltà, ma in Italia le cose non funzionano esattamente così.  La beneficenza è un’altra cosa.

Ecco, il paragone tra i due sportivi, ulteriormente forzato poi con l’inutile specifica che Bagnaia sarebbe stato disposto a perdere il titolo mondiale pur di non correre a Valencia, l’ho trovato davvero misero.
Parliamo di due campioni, due esempi di bravi ragazzi, che hanno solo scelto di gestire il proprio denaro in maniera diversa.
Tutti e due pagano le tasse. E lo fanno, come è giusto che sia, nel Paese in cui hanno scelto di vivere.
Jannik ha scelto Montecarlo… perché gli conviene, perché non gli piace l’Italia, perché gli piacciono i campi al sole per tre quarti dell’anno, perché per il suo team è meglio stare lì, perché è monarchico. Son fatti suoi

Di sicuro il fatto che Sinner non paghi le tasse in Italia non influisce sul mio rapporto con l’agenzia delle entrate che comunque mi chiederebbe gli stessi soldi, visto che il problema non è chi vive all’estero ma chi vive in Italia e le tasse non le paga.

La libertà relativa concessa a Sinner

Se è vero, come vogliono i perbenisti, che la beneficenza si fa e non si dice, noi non sappiamo cosa faccia Sinner con i dannati soldi che risparmia non pagando le tasse in Italia. Ammesso che sarebbe pure libero di tenerseli e spenderli in giochi della playstation(!).

Crozza contro Sinner si gioca però anche riguardo alla decisione del tennista di aprire una propria fondazione con i 6 milioni di dollari vinti a Riad. Soldi che, vorrei ricordare a Crozza, non sarebbero stati comunque tassabili in Italia, indipendentemente dalla residenza.

Non sappiamo nemmeno se Sinner abbia fatto investimenti immobiliari in Italia, contribuendo così alla “fondazione Imu”, non sappiamo nulla, eppure Crozza lo attacca senza appello giudicando eticamente scorretta, secondo i suoi parametri, la scelta di un uomo di fare quel santissimo cavolo che vuole con i propri soldi.

Ah, questo concetto relativo di libertà!

Che a qualcuno piace usare solo per dire che si è liberi di fare… quello che avrebbero fatto loro. O Pecco Bagnaia.



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