ELISA D’OSPINA E IL SUO TRISTE POST SUGLI AMICI SOLI

Tu, condividimi!

Elisa D’Ospina è una modella curvy, influencer e conduttrice radiofonica. Questo l’ho scoperto dopo un pò di ricerche perché fino a ieri non avevo idea di chi fosse.
A un certo punto però mi è arrivata una notifica di Threads che per l’ennesima volta ha dimostrato la sua inutilità, mostrandomi cose di cui non mi importa nulla. Dicevo, mi viene fuori la lamentela di questa signora riguardo le critiche ricevute su Twitter in seguito a un suo post. C’è il solito elenco delle parolacce ricevute che ormai essere chiamata con la T o con la P è tipo una medaglia al valore social da pubblicizzare.


E pur sapendo stata una delle solite menate attraverso cui social e influencer si alimentano, non ho resistito e sono andata leggermi il tweet incriminato che recita così:
Ho molti amici soli. Per scrupolo, per dignità, per riservatezza non chiedono mai niente. Spesso li invito a pranzo non dicendo loro che ci saranno a tavola altri amici soli. Alla fine vengono fuori delle tavolate meravigliose e questa solitudine diventa splendida compagnia”.
Insomma, un post scritto male e pensato peggio, tra il bisogno di autoincensarsi e quello di scrivere una cosa buona per la Santa Pasqua. Credo che però Elisa D’Ospina abbia fatto un pò di confusione. Lei non è che parla di senzatetto, di persone che stanno soffrendo o di persone che per dignità non mendicano un piatto caldo ma genericamente di “amici soli che non chiedono mai niente”. E pensare che non lo facciano per scrupolo, dignità o risevartezza è presuntuoso. Probabilmente un amico solo non chiede nulla perché non ha bisogno di nulla. E sicuramente non ha bisogno di ritrovarsi a sorpresa a tavola con altri “amici soli”. Ma che sono? Una razza di cani? Gli amici soli sono quelli che tendono a fare branco, a piangersi addosso, a compatirsi a vicenda: roba così.

Io però a questo punto sono andata a leggermi i commenti sotto il post incriminato. Di commenti davvero offensivi ne ho letto uno solo poi rimosso dalla piattaforma. Sono però riuscita a vedere che era stato scritto da una persona non attiva sul social. Gli altri commenti per la maggiorparte erano ironici, qualcuno più perculante degli altri, ma ovviamente erano tanti anche quelli … “che cuore grande che hai”. Il punto è che pure se questo post fosse stato pieno di insulti e parolacce, non è che avrebbe avuto più senso. Al massimo più rilevanza per la polizia postale.
Sarebbe rimasto comunque un post pietoso scritto male che però la sua autrice ha continuato a difendere senza mai farsi venire il minimio dubbio che se tre quarti dei commenti sono ironici e di presa in giro forse qualcosa è stato interpretato in maniera sbagliata non perchè la gente è cattiva ma magari perchè lei lo ha scritto male.

La necessità di lamentarsi perché il post non è stato osannato mettendoci in mezzo gli haters è patetico. Non è che dimostrando di essere “odiati” si acquisisce più rispetto. Oltretutto basta mettere gli odiatori al centro della narrazione quando è palese si tratti di troll che danno colore a profili che altrimenti resterebbero piuttosto anonimi.