CARLA BRUNI A BELVE DI FRANCESCA FAGNANI: IL PASSAGGIO SULL’ADULTERIO.

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Quella di Carla Bruni nella prima puntata di Belve di martedi 2 aprile è stata una delle interviste più interessanti del programma condotto da Francesca Fagnani.

L’ex premiere dame della Francia ha risposto con sincerità naif a tutte le domande della Fagnani che più di una volta è rimasta spiazzata non avendo modo di controbattere con il suo usuale stile canzonatorio.

I giornali si sono soffermati sulle note di colore che sono uscite dall’intervista. Tipo la parte in cui la Bruni ha ammesso con estrema sincerità di avere una debolezza per l’alcol, debolezza che ha descritto con estrema lucidità e anche in maniera divertente, pur sottolineando la consapevolezza che il suo rapporto con l’alcol costituisca un problema. Non c’è niente di più appetitoso per i giornali che divertirsi con le fragilità degli altri, anche in maniera irrispettosa, perché insomma un conto è che ne parli con leggerezza la diretta interessata, un altro che i giornalisti facciano della facile ironia con quella che per tante persone è una dipendenza pericolosa. Ma ormai con la superficialità purtroppo stiamo imparando a conviverci quindi … pazienza.

Nel corso dell’intervista a Belve però c’è stato un passaggio che mi ha aperto una riflessione. Parlando del tradimento, Carla Bruni ha ammesso che sopra quello fisico ci passerebbe sopra, ma su quello dei sentimenti no. In quel caso avrebbe una reazione non esattamente pacifica e infatti ha descritto esattamente cosa farebbe alla gola del marito con un coltello.

Io non sono un’attivista dell’indignazione, cioè non sono proprio un’attivista in generale. Detesto le prese di posizioni idealiste a prescindere da tutto. Le parole le contestualizzo sempre e non c’è bisogno di specificare che quella della Bruni ieri sia stata un’iperbole su cui molti di noi probabilmente hanno sorriso, ma cosa sarebbe successo se al posto di Carla Bruni ci fosse stato un uomo a parlare, ironicamente, di una reazione violenta davanti a un tradimento?

Avremmo subito gridato all’istigazione alla violenza. Avremmo pubblicato migliaia di scarpe rosse oltre all’elenco di tutte le donne uccise dall’inizio dell’anno e qualche trasmissione televisiva avrebbe approfittato per fare l’ennesima intervista lacrimevole al padre della povera Giulia.
Per come sono fatta io vorrei lasciarle correre le parole di Carla Bruni, ma non ci riesco.
Io un pò senza parole ci sono rimasta quando lei ha detto che se uccidesse il marito le darebbero sei anni di carcere per crimine passionale e poi tornerebbe libera a fare la vedova allegra.

La violenza è un tema attualmente troppo serio e anche io che detesto il politicamente corretto mi trovo qui a scrivere che “io l’ammezzerei” sarebbe meglio non dirlo più in nessun contesto anche se quelle parole arrivano da una donna che ha dimostrato di essere piena di charme, intelligenza e ironia come Carla Bruni che oltretutto parla con quella suadente inflessione francese che rende qualsiasi frase dolce come un croissant. Perché diciamoci la verità un uomo ci avrebbe fatto infuriare, ma anche una donna con un carisma e un accento diversi ci avrebbe infastiditi abbastanza.

E visto che a me, in nessun caso, piace fare discriminazioni preferirei che tutti, indipendentemente dal sesso o dall’accento, stessimo più attenti a parlare con faciloneria di violenza e di accoltellare traditori anche quando è un argomento che esula talmente tanto da noi che ci sentiamo liberi di scherzarci su.