IN VIAGGIO DA SOLA: SARAJEVO

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Sarajevo, giorno 1.
L’idea di Sarajevo mi girava in testa da quando ho letto “venuto al mondo” della Mazzantini. La storia della guerra e dell’assedio la conoscevo da prima ma quel libro mi ha davvero trasportata nell’atmosfera tragica e viva di questa città. E così quest’anno visto che le soluzioni in Grecia erano tutte o vista montagna o vista piscina, ho dato uno sguardo alla cartina e scegliere Sarajevo è stato un attimo. Biglietto di sola andata e una specie di viaggio on the road tutto da inventare. ovviamente non mi immaginate zaino in spalla a fare l’aurostop da ostello a ostello.

Il concetto di avventura è relativo e secondo i miei parametri al momento sono Indiana Jones. O almeno mi ci sento. Con il bagno in camera e l’autista prenotato per fare un po’ di giretti fuori città. A Mostar e Sebrenika pero’ andrò in autobus e conto di tornare con lo scorpione di giada. L’arrivo a Sarajevo è spiazzante. In un chilometro sono concentrate culture totalmente diverse. Un momento sembra di stare in Turchia, quello dopo nel centro Europa. La moschea, la cattedrale cattolica e la Chiesa Ortodossa sono tutte sulla stessa strada. Insomma, per farla breve, non tutti i bar vendono alcol. D’altronde , quando intorno a te vedi solo Coca Cola o caffè, se tu chiedi una birra, il cameriere ti dice “I’m Muslim” e a te tocca rispondere “sorry, I am blondie”.

Comunque, non mi fossero bastati due decolli e due atterraggi in 5 ore oggi appena arrivata ho deciso di salire con la funicolare sul monte Trebevic a 1700 metri. La mia adrenalina era ferma all’emozione di comprare un paio di Manolo Blahnic.

Vi dico solo che per scendere da quella scatola mi sarei buttata pure nelle braccia di Giorgia Meloni.

La moneta qui è il marco. Si scrive Km. Se il cameriere musulmano avesse qualche dubbio che sono bionda, sappia che è tutto il giorno che leggo un prezzo e per un attimo mi chiedo perché davanti alle cose segnano i chilometri. Alla Chiesa Ortodossa c’era scritto 1 euro 2 Km e, si lo ammetto, ho pensato che dovessi camminare nella chiesa per 2 km. Poi però ho capito quasi subito. Giuro.

E adesso dopo aver pagato 20 euro (accettano anche gli euro non solo chilometri!!!) una cena pazzesca torno in albergo che domani vorrei vedere l’alba!

Notte!!!

Sarajevo. Giorno 2

Sarajevo continua a lasciarmi spiazzata e meravigliata. Sono interdetti anche i miei neuroni che, impavidi, si sono avventurati in vari pensieri. Si sentono Indiana Jones pure loro. Dunque, la caratteristica bellissima di Sarajevo è questa convivenza di culture diverse. Caratteristica che, se non fosse stato per i deleteri nazionalismi, avrebbe probabilmente portato a uno sviluppo culturale molto interessante che però è solo rimandato. Oggi per tante cose Sarajevo appare una città arretrata e povera. Non ha per esempio gli sfarzi architettonici asburgici di altri capitali dell’est.

Ha però un carico di storia importante e lo porta con una dignità disarmante. La dignità credo sia il motivo principale per cui Sarajevo oggi deve essere visitata, amata e capita. Sarajevo è stata protagonista della guerra dei Balcani ma non è stata il “semplice” campo di una battaglia. Sarajevo è stata assediata per più di mille giorni. A Sarajevo c’è un viale che è stato soprannominato “dei cecchini”. A Sarajevo per 4 anni potevano spararti solo perché eri uscito di casa. A Sarajevo ogni ponte, ogni palazzo, ogni luogo di aggregazione ha una storia di assedio da raccontare. Oggi in più di un momento l’ho associata a Cuba, ma i cubani negli anni sono diventati sempre più sgamati e hanno messo a reddito la loro storia. Gli abitanti di Sarajevo no. L’assedio e l’orrore ci sono stati, fanno parte dell’anima della città ma non vengono mai ostentati. L’assedio non è un trofeo da esibire. Il centro storico è pieno di gadget delle Olimpiadi invernali del 1984, che le Olimpiadi, si, sono ancora un evento da celebrare. È come se la città volesse ripartire da quel momento che le aveva dato un grande respiro internazionale. A questo punto, stremati, i miei neuroni si sono messi a fare un riposino e io sono andata in giro. In una bancarella ho visto delle catenine con dei colori bellissimi, ho iniziato a prenderle perché ne volevo abbinare tre o quattro. Il venditore ha capito e me le ha tolte di mano indispettito. Erano il rosario musulmano. Non sono esperta di religione ma vi prego ditemi che Allah non vede e provvede che altrimenti sono nei guai.

Nel pomeriggio sono andata a vedere il memorial sul genocidio di Sebrenica che non è semplicemente un pugno nello stomaco ma è proprio tutto l’incontro tra Rocky Balboa e Ivan Drago. Un massacro in cui il coinvolgimento passivo dei caschi blu dell’Onu e delle truppe olandesi fa sentire complici e non solo spettatori agghiacciati.

Durante il percorso viene trasmesso un corto dal titolo “Ten Minutes”. Nel tempo, dieci minuti appunto, in cui un turista fa sviluppare un rullino fotografico a Roma, a Sarajevo un bambino perde tutta la sua famiglia.

Sarajevo giorno 3.
Escursione a Srebrenika.
Dovevo andare a Mostar ma visto che nei prossimi giorni non c’era più posto per Srebrenika ho fatto un veloce cambio data e mi sono accollata a una famiglia polacca per visitare un luogo che difficilmente dimenticherò. Dunque se come me non siete nel trip storico emotivo della guerra dei Balcani, quest’escursione non è indispensabile. Il posto è lontano e difficile da raggiungere e a Sarajevo oltretutto c’è’ un museo memorial molto esaustivo sul genocidio. Io comunque sono nel trip e quindi ho fatto tre ore di macchina per 150 km di distanza! La storia del genocidio di Srebrenica è folle. In certi momenti sembra la sceneggiatura di un film perché fatichi a credere che sia successo per davvero. E, si, sapevo che c’era stato un genocidio nei Balcani ma non lo avevo mai approfondito.

La nostra guida era un veterano e, dopo essermi assicurata che fosse a suo agio a parlare della guerra, l’ho massacrato di domande. Era agnostico prima della guerra, poi ha iniziato a credere in qualcosa perché non riusciva a spiegarsi come fosse sopravvissuto. A 19 si è ritrovato a combattere sul monte Trebevic contro ragazzi con cui l’anno prima andava a sciare. “Come fai a far combattere due gruppi che non vogliono combattere? Crei disordine”. La guerra è iniziata con l’arruolamento nei servizi segreti serbi di ex galeotti o uomini senza scrupoli che uccidevano bosniaci o anche serbi che non volevano combattere.

Dopo la guerra in Bosnia, la violenza sessuale è entrata a far parte dei crimini di guerra.

I genitori delle tre ragazzine polacche con cui ho fatto il tour mi hanno raccontato che vogliono che le loro figlie capiscano cos’è la violenza perché sono terrorizzati dal nazionalismo dilagante in Polonia, ma che ancora non riescono a portarle in un campo di concentramento nel loro Paese. It’s too heavy.

Nemmeno io sono tanto serena per il futuro dell’Italia, anche se mi consola pensare che il duo Meloni Salvini è troppo mediocre per far nascere un movimento nazionalista. Non è consolante ma sono solo due razzistelli di quartiere che qualsiasi partito democratico decente spazzerebbe via senza nemmeno dover comprare il dyson di ultima generazione.

Ok, lo ammetto. Non è stata una giornata di vacanza molto rilassante. Ma, ammettiamolo, non mi capita molto spesso di voler approfondire qualcosa che non sia Vogue. Certo dalle passerelle alla guerra dei Balcani ho fatto un volo che Pindaro avrebbe preso l’aereo, ma quest’e’!!

Buona notte! Ci vediamo domani a Mostar e poi a decidere la prossima tappa del viaggio. Direzione Spalato o Zagabria? Chi lo sa …

Sarajevo giorno 4
Escursione a Mostar
È stata una giornata lunghissima ma molto interessante. La cosa bella delle escursioni è che incontri altre persone con cui possono nascere dei confronti interessanti. E così oggi oltre a un ragazzo italiano, c’erano un ragazzo del Bangladesh e uno della Somalia. E detta così sembra l’inizio di una barzelletta. Comunque i due ragazzi che vivono a Londra sono musulmani. E a un certo punto la loro domanda per la guida è stata dove potevano andare a fare la preghiera del pomeriggio. Cioè capite? Loro in vacanza volevano andare a pregare perché per loro è un momento bello. Don Sante, buonanima, mi dava 5 Padre Nostro, 5 Ave Maria e un Atto di dolore per penitenza perché avevo detto qualche bugia e un paio di parolacce. È proprio l’approccio che è diverso. Comunque ho deciso di leggere il Corano. Poi però chiamo un esorcista perché uno spirito intellettuale si è impossessato di me.

Detto questo se avevo dei dubbi su Avventure nel Mondo, adesso ho delle certezze. Non fa per me. Io in vacanza devo fare quello che voglio, anche se sono orgogliosa di me. Dopo due giorni di escursioni non ho chiamato mio padre chiedendogli di pagare il riscatto e liberarmi. D’altronde anni e anni di vacanze con mia madre che mi portava in tutti i musei, mia sorella in tutti i castelli dove Sissi o Maria Antonietta si erano fermate anche solo per fare la pipì e mio padre che era l’unico che pensava un po’ alla parte enjoy, la libertà in età adulta me la sono guadagnata.

Comunque oggi finalmente ho visto Mostar con il suo splendido ponte ricostruito dopo la guerra e dichiarato patrimonio dell’Unesco. L’Italia ci ha messo tre milioni di euro. Spero che almeno qualche centesimo delle mie tasse sia andato lì. Qui il conflitto è stato tra Bosniaci e croati. E sono stati quest’ultimi a bombardare il ponte. Le due comunità vivono tuttora separate dal ponte ma accomunate dall’interesse commerciale. Bancarelle, ristoranti, negozietti di souvenir sono in ogni millimetro del paese senza distinzione di etnia. Insomma, a Mostar il ricordo della guerra è appunto un ricordo. Al lato del ponte c’è il club dei tuffatori. Ci si tuffa da 25 metri. I ragazzi però ne approfittano e fanno cassa tra i turisti per concedersi in un tuffo (chi glielo fa fare di tuffarsi gratis, mi ha detto la guida). Con un’offerta di 50 euro e’ possibile avere un tuffo personalizzato. Si può assistere da una posizione privilegiata bevendo caffè e chiedendo al tuffatore di urlare un messaggio.

Comunque, state sereni che questo viaggio non mi ha cambiata totalmente. Oggi a un certo punto la guida mi ha detto… se non ti vedo tornare alla macchina ti vengo a cercare davanti a qualche negozietto di vestiti. È che io sono una persona riconoscente. Questo paese mi sta dando tanto quindi devo dare il mio contributo all’economia per ricambiare.

Intanto, ancora non decido cosa fare dopo Sarajevo. Domani però tra le 12 e le 13 forse riesco a vedere una cosa molto bella.

Sarajevo giorno 5.
Ultimo giorno parecchio intenso. C’erano tantissime cose che volevo ancora fare (le ho pubblicate nelle storie) quindi alle sette ero già in movimento e alla fine ho camminato così tanto che i miei glutei si sentono talmente fighi che fanno il dito medio a quelli di Belen!

Penso che in Italia ci siano stati i saldi sui voli per Sarajevo. Oggi siamo sicuramente più dei serbi. Che poi noi all’estero ci riconosciamo sempre. Soprattutto i maschi che camminano con quell’aria da “io e Marcello Mastroianni separati alla nascita”. Comunque, è evidente che io sono una turista camminatrice. Le città le devo visitare a piedi, muovermi con i mezzi non mi dà soddisfazione. Il Tunnel of Life però è stato emozionante anche se ci sono arrivata in taxi con Hadi. Lui il tunnel non lo ha preso per andare via da Sarajevo. Aveva 12 anni e la sua famiglia ha deciso di restare in città, perché in qualsiasi altro posto si sarebbe sentita straniera.

Il mio metodo di viaggio lo potrei soprannominare “caciara”. Leggo tutto il leggibile sul posto dove devo andare e decido le cose che voglio vedere, mangiare o comprare. Poi arrivo e inizio a girare come una trottola diretta verso i miei obiettivi seguendo il mio disordine mentale che se volevo l’ordine mi compravo una lonely planet! Quindi magari mi perdo qualcosa, ma un viaggio non è flaggare un monumento per dire di averlo visto.

In quest’ottica si spiega come oggi io sia finita al ponte delle capre facendo una strada che per tre volte stavo tornando indietro ! Il ponte delle capre è…. un ponte. Non c’era nessuno. Nemmeno mezzo italiano quindi credo che anche la lonely lo reputi semplicemente un cacchio di ponte in pietra ! Comunque, ho finalmente deciso la prossima tappa. Domani mi metto in modalità Indiana Jones e parto.