IN VIAGGIO DA SOLA: ZAGABRIA

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Sarajevo-Zagabria giorno 6
Alla fine ho deciso di andare a Zagabria. Avevo trovato una soluzione al mare molto da cocktail sul lettino ma ormai mi ha preso il mood dell’ esploratrice. E quindi zaino in spalla e bus station. Vabbè in realtà avevo un trolley e pure una extra bag visto che ho scoperto un’insana passione per i vestiti orientali!! Dopo sette ore e mezza di autobus, attraversamento a piedi di due frontiere, momenti in cui mi sono effettivamente sentita on the road, ho fatto il mio ingresso a Zagabria.

In taxi, che adesso non è che da me potete pretendere proprio il turismo wild! Doccia veloce e poi subito in giro per la città. Ricordate quello che ho detto ieri? Che leggo un sacco del posto in cui devo andare? Beh, bullshit! Ho deciso ieri di andare a Zagabria quindi non so assolutamente nulla. Al momento ho capito che ci sono decine di musei, una città alta e una città bassa unite da una micro funicolare così micro che fai prima a scendere o salire a piedi. Rispetto a Sarajevo l’atmosfera è completamente diversa. Prima di tutto, Zagabria è a maggioranza cristiana e poi è stata bombardata ma non assediata. La Croazia ha vinto la guerra e la sua capitale, al primo approccio, sembra viva, libera dai fantasmi del recente passato. L’influenza austriaca è evidente. Me ne sarei resa conto indipendentemente dall’architettura, perché mi è subito venuta voglia di sacher che però non è tra i dolci tipici. Ho controllato.

La moneta è la kuna. E qui, a differenza di Sarajevo specificano subito che non accettano euro (in cui il tassista mi ha detto entreranno a gennaio). Il cambio ha a che a fare con il 13. Al momento ho solo una vaga idea dei prezzi e quindi ho una chat aperta con mio padre che mi fa il cambio valuta !!! Ho capito però che una birra in centro costa due euro e sessanta e la cosa mi sembra parecchio positiva. Stasera sono un po’ stanca per ragionare quindi adesso passeggiata per digerire e poi a letto che domani parto in esplorazione anche se il panorama dalla Lotrscak Tower l’ho già visto perché mai rimandare a domani quello che puoi fare oggi che oltretutto non è nuvoloso.

Zagabria giorno 7
Che dirvi, sarà che in questo viaggio sono presa bene, ma Zagabria l’ho trovata bellissima. Nel senso che ci vivrei proprio. E’ piccola, vivace e si capisce subito che ha grandi ambizioni. La città è divisa in parte bassa e parte alta. Tra le due c’è un dislivello di cento metri, ma per collegarle c’è una micro funicolare. Sono un po’ pigri questi croati! Io, seguendo il mio principio di girare a cavolo, ho fatto su e giù in continuazione.

Più che la visita di una città a un certo punto mi sembrava una lezione di step. Se, come me, avete l’albergo a piazza Ban Jelacic sappiate che se andate dritto siete in città bassa, se girate a destra in città alta. Insomma, dopo aver girato la cartina 100 volte sono giunta alla conclusione che sto al piano mezzano.

Zagabria è la città dei musei. Ce ne sono almeno 20, ma la mia attenzione è stata attirata da uno. Il museo delle relazioni interrotte. Credevo fosse qualcosa relativo alla relazioni diplomatiche ma poi quando ho letto che si trattava di quelle sentimentali, non ho avuto più dubbi. Era il mio museo. Lo hanno creato due ex fidanzati che nel tempo hanno raccolto oggetti, con relative testimonianze, sulla fine delle relazioni (non solo di coppia). Io dovrei mandargli una copia del ritratto di Dorian Gray. Nella foto, uno specchio mandato da un uomo. La moglie lo usava per specchiarsi in continuazione. Controllava fosse vestita bene per uscire con l’amante!

La notizia del giorno è che dopo anni di vacanze, oggi è stata la prima volta in cui sono dovuta tornare in albergo a riposarmi. Mi stavo sentendo vecchia, ma poi facendo un rapido calcolo ho notato che in 6 giorni ho fatto più o meno 170 km a piedi, di cui 9 per raggiungere uno stramaledetto ponte delle capre a Sarajevo !!

Comunque, Zagabria e Sarajevo hanno una cosa in comune. Ci sono tantissimi posti in cui puoi solo bere. Non c’è una roba da mangiare nemmeno per sbaglio.

Per domani ho prenotato un’escursione in un posto che sembra meraviglioso anche se non ci sono negozi, poi il 15 dovrei lasciare l’albergo e ovviamente non so cosa fare dopo! Arriverà il momento in cui dovrò decidere di tornare a casa, ahimè!

Zagabria giorno 7

escursione a Plitvice

Probabilmente, la mia parte emozionale è settata su “metropoli”, perché oggi dopo l’escursione al parco naturale di Plitvice, a detta di tutti un paradiso, la mia unica emozione è stata … qualcosa tipo … ma l’anima deli mortacci loro, di tutti i laghi e di tutti i luoghi come direbbe Valerio Scanu! Il parco è tutelato per preservarne l’ecosistema che si modifica in continuazione a seconda delle quantità di acqua. A me è venuta voglia di mandargli Jovanotti a fare il Jova lake party.

8 Km di Via Crucis in mezzo a pisciatelle d’acqua camminando su una palafitta di legno scricchiolante dove c’erano talmente tante persone che pure girarsi per fare una foto diventava un atto di contorsionismo. Salvifico è stato il mio clic sull’escursione più costosa che poi ho scoperto essere saltafila. Praticamente andavamo controcorrente, altrimenti sarei stata ancora in fila per guardare acqua sgorgare da una montagna. Certo i colori sono pazzeschi, ma sono come quelli del mare della Sardegna. Con la differenza che nelle acque del mare ci puoi pure fare il bagno. Quindi, se proprio amate la natura, fate questa escursione ma non ad agosto. Ma dovete proprio amarli tanto il tufo, il muschio e l’anima de li mortacci loro.

Comunque, sono tornata a Zagabria per l’ultima sera prima di una nuova partenza! Zagabria, come tutte le città del mondo, è piena di locali, tavoli all’aperto, musica, gente che si rilassa, beve e chiacchiera. È viva. Tutte le città del mondo, dicevo, tranne quelle italiane che noi abbiamo il suolo pubblico sacro e non sia mai a metterci due tavolini in più sopra che rischiamo l’ira delle falde acquifere. Confido però nell’elezione di Gina Lollobrigida per risolvere il problema.