
Day Five – From New Orleans to San Antonio
Dopo 13 ore di bus notturno, non posso dire di essere arrivata a San Antonio come una rosa pronta a essere regalata il giorno di San Valentino. Però pensavo peggio. Diciamo che stavo come un girasole dopo il tramonto. Ero però talmente emozionata di essere in Texas che le ipotesi stanchezza e riposino non sono state contemplate. Ho saltato Houston perché andare a vedere lo Space Center senza mio nipote mi avrebbe fatto venire la malinconia.
E così come prima tappa ho scelto San Antonio, dove ogni sabato d’agosto c’è il rodeo di Bulverde. Questo viaggio e’ nato perché, quando ho letto del rodeo, la cowgirl, o meglio la cowtardona, che è in me ha deciso che doveva andarci. Il giorno della settimana lo avevo, i costi degli aerei hanno scelto anche il numero. Il 26 agosto. Però volevo partire prima e avendo bannato Houston, ho allargato un po’ la cartina e ho visto New Orleans. Tutto questo alle 4.30 del mattino di 22 giorni fa. Ho corso il rischio di prenotare l’hotel a San Antonio in Spagna, ma tutto quel mare mi ha insospettita.
San Antonio è la città più messicana del Texas. Lo capisce anche una come me che non è una cima in geografia. Quindi all’inizio ero un po’ disorientata, passare in una notte dal blues al Messico con sottofondo di musica country è troppo per una biond come me, ma è bastato un margarita sulla Riverwalk per farmi subito ambientare !

Il pomeriggio e la serata sono però state dedicate al Tejas Rodeo di Bulverde. Beh, una delle esperienze che segno tra le mie best. Un’emozione bellissima ! Dopo aver comprato il cappello che non potevo non avere sono andata dritta a mangiare alla steakhouse perché l’emozione non ha voce ma… ha fame! E Appena entrata, un cowboy vedendomi un po’ spaesata, in realtà ero incantata, mi ha fatto fare spazio al bancone e tra chiacchiere e risate ho mangiato una carne alta dieci centimetri soffice come lo zucchero filato con un pane che … vabbè,lasciam perdere che ingrasso solo a ripensarci.
Il meglio però doveva ancora venire. Il rodeo. Un’ora e mezza di spettacolo e di gare inaugurati dal momento solenne dell’inno e della preghiera. Inutile dire che adesso vorrei essere una texana che lavora a New York e che durante le vacanze torna a casa a rincorrere i tori con il lazo.
A fine serata ho ballato musica country con degli sconosciuti a cui non ho pestato i piedi e vi dico che i neri hanno assolutamente il senso del ritmo, ms i texani hanno il senso del country. Appena entrava in pista un “indigeno” lo riconoscevi subito.
Fanno strisciare i piedi a terra che se lo facessi io sembrerebbe che sto “strascicando” le ciabatte di mio padre!
What a fuxking night !

Day Six – Texas
La prima mattina a San Antonio è cominciata con la pianificazione della prosecuzione del viaggio. L’indecisione iniziale e’ stata tra vedere tanti posti o godermi l’atmosfera texana. Ho scelto di godermi l’atmosfera che per me significa stare a giocare a briscola nel bar del paese con i vecchietti. Non mi piacciono le carte, quindi in realtà spero che qua i vecchietti ballino il country!
Presa questa decisione sono partita a esplorare San Antonio. Direzione Mission Conciliation. Un’ora a piedi per raggiungerla passando per un quartiere residenziale di San Antonio in cui ho immaginato che quelli che hanno comprato casa si siano detti “certo bisogna prendere la macchina pure per andare a bere un caffè, però, dai, va bene, il quartiere è tranquillo e i bambini possono giocare fuori”. Insomma, io ho avuto il miraggio di un caffè per tutto il tempo. La missione l’ho trovata molto suggestiva, come d’altronde anche Alamo e oltretutto un signore mi ha invitata a restare in chiesa per l’inizio della messa. C’era un tizio in abiti messicani che suonava il chitarrino mentre iniziavano ad arrivare i fedeli. Io in vacanza, come credo tutti, sono sempre presa bene, ma per essermi fermata pure per un pezzo di messa vuol dire che sono davvero presa benissimo! Ed è stato proprio un atto di fede a farmi tornare indietro a piedi. No, non è vero. È che devo mangiare chili di nachos innaffiati da margarita. Meglio chiamarlo atto di dieta.
Le altre missioni non le ho viste. Due su cinque mi è sembrato un buon compromesso.
Andando verso il centro mi sono vista per bene sia la tower life building (ha una specie di forma circolare, non potete non riconoscerla) sia la Tower of America su cui ho deciso di non salire perché è brutta. Mi è sembrata un pezzo di cemento sporco!
Il mio obiettivo era la Villita che doveva essere un piccolo paesino all’interno di San Antonio con vecchie case tutte ben tenute, negozi di artigianato locali e ristoranti. A parte un bar era però tutto chiuso. Se qualcuno ci va mi dica come è la sera perché a me non è scattata la voglia di tornarci. E visto che sono in vacanza da sola… faccio quello che voglio!
Da lì ho impostato Google maps in direzione Market Square. Io sono della convinzione che usare il navigatore è come essere sposata con un ginecologo. Ti devi fidare. Cioè, al ginecologo non puoi dire di non toccare altre donne, al navigatore di non fare altre strade. Detto questo ho fatto 3 km per raggiungere un posto che in realtà era vicinissimo. Meno male che ne è valsa la pena, perché il Market Square è davvero un posto molto caratteristico. Mi raccomando percorrete tutta la strada fino ad arrivare al mercato coperto perché merita anche lui. È una strada sola, quindi se non lo trovate a destra, dovete andare a sinistra!!!
Parte della serata l’ho passata sulla riverwalk, salendo e scendendo. Non ci ho capito molto su come percorrerla, al massimo vi posso dare due punti di riferimento. Rita’s dove fanno un margarita strepitoso e l’Hard Rock che ha la palla girevole e quindi capite subito che la’ si scende e ci sono locali. Per cena mi sono un po’ allontanata. Ho fatto 15 minuti a piedi dall’Alamo e ho mangiato dei tacos strepitosi.
In chiusura devo dirvi una cosa. La Tower Life non è circolare ma questo è un semplice diario di viaggio, non un libro di geometria.
PS. Ho dormito all’Hotel Gibbs proprio di fronte l’Alamo. Molto comodo bagno enorme e senza moquette che per me è sempre un valore aggiunto.
Ps2. Consiglio per le donne. Attente se mettete le gonne che ci sono delle prese d’aria sui marciapiedi che farebbero resuscitare Marilyn Monroe con l’abito bianco !
PS3. Passate a vedere l’Alamo di notte che è bellissimo !

Day Seven
Oggi è iniziata la mia avventura nella Texas Hill Country… se ho un lato positivo nel mio carattere è quello di vivermi ogni cosa con l’entusiasmo amplificato. Ma qui non c’è bisogno nemmeno degli amplificatori perché vedere i ranch con le staccionate, le dancehall nelle cittadine fantasma, le strade con le salite e le discese farebbe emozionare chiunque.
Sono passata da Sisterdale dove c’era solo una vineria aperta, da Bourne con una passeggiata lungo il fiume che sarebbe stata relaxing se non ci fossero stati 200 gradi all’ombra e con dei negozi vintage tutti da scoprire. Roba che la vedete in mezz’ora. Io di ore ce ne ho messe due perché sono entrata in ogni posto e parlato con ogni negoziante! Il mio cuore è rimasto con il gilet rosa con la bandiera americana, il mio corpo è ripartito in direzione Bandera, la capitale dei cowboy, dove però ho avuto un problema con i texani. Li voglio. Sono bellissimi e non poterli avere mi rende leggermente frustrata. Ma ho all night long per pensarci. Il negozio riapre domani at 9.30. Parlavo dei boots, lo avevate capito, vero?
Ve lo dico. A Bandera, a parte 10 negozi, 4 ristoranti e un lungofiume non c’è nulla da vedere. Fa troppo giovane se però dico che ci sono le vibes? E però ci sono proprio quelle. Dormo in un motel dove con le chiavi mi hanno dato il mais per gli animali che si avvicineranno, c’è’ il patio in cui ho passato un’ora a bere birra parlando in videochiamata con mio nipote, commentando live la partita di Musetti agli Us Open (ha perso il primo set, spero abbia recuperato). Qui ti salutano tutti e ti chiedono come va. Io rispondo “i’m so happy” come una rincoglionita ! In questo momento sono al pub tra cowboys e locals. Un signore mi ha chiesto una sigaretta… e dopo tre minuti mi è arrivata una birra per ricambiare. Fuori piove. Ma io sono felice. Adesso vado a mangiare e continuo a scrivere dopo!
Here I am … Ho bevuto birra in tutti i posti di Bandera … adesso pollo fritto nel patio, libro di Grisham and … good night ! So happy!

Day eight
A malincuore stamattina ho salutato Bandera (ho dormito al Motel Vaquero), dopo aver fatto colazione con il daino, passeggiato sul fiume e aspettato che aprisse il cowboy store. Ieri ero riuscita a non comprarla, la pochette texana, ma tra galli, gatto, daini e papere stavo iniziando a sentirmi San Francesco e, quindi, ok la castità, ma il voto di povertà giammai!!! Scherzi a parte, se state organizzando il viaggio in Texas, se potete, a Bandera andate nel week end perché è molto più movimentata.
Dopo una deviazione a Canyon Lake che, bello il nome, ma alla fine è solo un lago … senza nemmeno la casa di George Clooney. In realtà non c’è proprio nulla. Manco un bar che ti fa pagare due dollari la divisione del club sandwich!
Ci sono però le barche che vengono “buttate” nel lago dal fuori strada a cui sono attaccate (metto foto che mi sa che mi sono capita solo io!). Ho così proseguito per New Braunsfels, anche se la mia vera destinazione è Gruene, una piccola frazione dove c’è una delle dancehall più antiche del Texas. Se siete più vicine alla menopausa che alla pubertà, consiglio anche a voi di andare direttamente a Gruene! Meno giochi più negozi!
Ho preso un albergo fantastico con balcone sul Guadalupe, dove io, tirando fuori l’Indiana Jones molto nascosto in me, ho fatto il bagno.
Non lo devo dire per forza che ero dentro un canotto attaccata con una corda alla scaletta, vero? D’altronde mica dovevo andare a cercare lo scorpione di giada!
Ebbene sì, le apparenze ingannano. Sono in giro per il Texas da sola, ma resto sempre e comunque una cagasotto!!!

Allora, Gruene la sto amando ma se decidete di venire non vi aspettate chissà cosa. È una strada. Piena di negozietti molto cool, posti bellissimi dove bere o mangiare e un general store in una traversa di Gruene Road che ci entri e sembra di stare in un vecchio film americano. In questa parte del Texas bisogna vivere l’atmosfera.
Insomma, viversi l’esperienza con tutte le emozioni connesse. Io sarei rimasta almeno altre due ore a parlare con la proprietaria dell’hotel qui a Gruene, ma anche con la coppia di Bandera che stamattina mi ha visto da sola a prendere il caffè e subito si è avvicinata per chiedermi come andava. E si capisce che i texani sono sinceri… ti senti davvero accolta!
A proposito di negozi, dicevo che qui a Gruene ce ne sono di belllissimi, ma il momento di eccitazione più totale è arrivato quando in uno ho trovato le stesse felpe che importo per lo shop. Io e la proprietaria ci siamo abbracciata per la straordinaria coincidenza e abbiamo fatto pure un paio di urletti. Lei continuava a ripetere “I’m excited you’re excited”. Capite? Comunque adesso sono al ristorante a mangiare e a decidere cosa fare domani. Purtroppo, si è acutizzata una malattia di cui soffro da un po’ e che non è coperta dall’assicurqzione. Si chiama sindrome della miliardaria e adesso vuole farmi prenotare un posto che rispetto alle mie possibilità economiche è… il monte Bianco.
Però ho pensato che, se quando torno non esco a cena per qualche settimana, non vado dal parrucchiere per un paio di mesi, mi dimentico cosa sia il semipermenente, ii soldi alla fine li recupero. Mentre aspetto che qualcuno apprezzi le mie capacità nell’alta finanza e mi chiami a fare il direttore commerciale di una multinazionale, mi sono spostata alla Gruene Hall. Mi sto pizzicando. Voglio essere sicura che non stia sognando di essere in una serie tv. È bellissimo. Il posto. Il concerto. Che lo sia anche uno dei cantanti è un valore aggiunto. Un gran bel pezzo di valore aggiunto.
Spoiler. Non è una serie tv. È reale. Lui non mi ha dedicato nessuna canzone guardandomi dritto negli occhi.

Day nine
Stamattina dopo un paio di caffè bevuti sul balconcino della mia stanza guardando il fiume, me ne sono tornata a San Antonio, dove ho restituito la macchina usata per fare solo 150 miglia perché in questa parte del Texas non esistono mezzi pubblici. È finita un’agonia. Io non sono una donna imbranata, cioè… guidare non mi piace più, ma lo faccio spesso e anche per lunghi tragitti. È che semplicemente non mi piace.
Averlo dovuto fare in vacanza è stato un incubo. Io l’attitudine dell’on the road ce l’ho. Quando però guida qualcun altro. Meglio se l’autista dell’autobus. Appena imboccata una interstate da 6 corsie la voce del navigatore mi ha detto di svoltare a sinistra dopo mezzo miglio. Il primo pensiero è stato… speriamo che sta strada sia come il raccordo anulare di Roma così me la faccio tutta, ritorno al noleggio e mollo sta cosa. Poi alla fine ce l’ho fatta. Ho attraversato cinque corsie e svoltato. E dopo due giorni siamo anche tornate indietro integre. Io e la macchina. L’occasione è stata festeggiata con un margarita alle undici del mattino prima di prendere il mio adorato Greyhound per andare a Fredericksburg. Si intuisce che è una città di origine tedesca vero?
Con la macchina avrei voluto avventurarmi in mille posti per scoprire quello che nessuno dice, ma niente. Non ce l’ho fatta. E non l’ho fatto. In fondo è la mia vacanza e io mi voglio godere ogni istante. Senza ansia. E alla fine ci sto riuscendo con un buon successo!
Allora. Io oltre alla sindrome della miliardaria , soffro anche da dipendenza da serie tv. Immaginate la scena. L’autobus si ferma in mezzo al nulla. C’è un baretto e poi il deserto. La protagonista si guarda intorno spaesata tenendosi il cappello con la mano perché il bus allontanandosi ha creato vento. E che fa, la protagonista? Come se non esistesse uber, prende il suo trolley e si avvia a piedi camminando su una statale texana… (e no, non è passato il figo single del paese a offrirmi un passaggio. Io le premesse però le avevo create, quindi non dite che io non ci provi a cercarmi un uomo!)
Insomma, io, che come avrete capito sarei sta protagonista un po’ sfigata, mi sono fatta due e miglia e mezzo a piedi per raggiungere il motel! Fare tutto a piedi è una mia perversione. La soddisfazione di vedere sul navigatore che la tua destinazione si avvicina è entusiasmante. Comunque alla fine sono arrivata al motel, che è sulla main street ma ha comunque le porte sulla strada. Ho potuto fare una lavatrice, un bagno in piscina e prepararmi a passeggiare per Fredericksburg.
Ribadisco ancora una volta una cosa. Questa cittadina, come gli altri posti dei giorni scorsi, sono semplicemente da vivere. Non c’è nulla in particolare da vedere. Sono strade. Ma se venite qui, siete nel cuore del Texas. Godetevelo senza farvi troppo domande. Mi spiego meglio. Alle 17 quando sono uscita i negozietti (bellissimi) erano già chiusi, come anche le tasting rooms (siamo nella capitale del vino del Texas). I barbecue bar, quelli seri texani, chiudono alle 15. Per strada ci sono solo io e qualche local. Ma si sente la musica. Perché i posti dove si suona sono aperti. Ho fatto un ape in un posto figo ma ho rifiutato per principio di cenare in un posto gourmet in Texas ! Quindi adesso mangio patatine fritte mentre sento musica country dal vivo.
Ecco. Se pensate di non potervi sentire felici così, qua è inutile che ci venite!
Comunque ho concluso la serata a guardare gli Us Open e a mangiare chicken fried chicken … tre quarti dei cantanti non vivono di solo musica. Figurarsi io che sono stonata !
Ps. Fritz, non come Berrettini, ma tanta roba comunque !!

Day ten.
Quando deciderete di venire a Fredericksburg (perché se siete in Texas dovete passarci. PER FORZA), vi consiglio di dormirci e poi la mattina uscire presto per assistere al risveglio della città, i negozi che aprono, il profumo della carne sui barbecue che inizia a prendere il posto di quello del caffè e la Main Street che inizia a riempirsi. Magia. Fino a quando non sono impazzita tra vestiti, boots, vino, collanine. Potrei riscrivere qui e adesso Alice nel paese del meraviglie. Ci metterei però il cappellaio magico con il cappello pieni di dollari da spendere. Sono sopravvissuta al mio senso di frustrazione elaborando due soluzioni:
1. Tornare in Italia, diventare spudoratamente ricca con il progetto che partirà il 14 settembre (mandatemi la vostra mail, please!), ritornare e comprarmi tutta Fredericksburg!!
2. Sposare un petroliere qui. Che però dovrebbe avere pure un ranch, lo voglio anche cowboy. Se no al diavolo.. ho sposato di peggio, non è che adesso posso fare le pulci a JR.
Alla fine sono riuscita a partire senza che mi telefonassero quelli della carta di credito per chiedere se ero impazzita e sono arrivata in un bed & breakfast meraviglioso. Ho camminato tre miglia in mezzo alla campagna texana tra mucche e bambi per arrivare in una cantina a comprare del vino. Mi sono però fermata a cinque minuti dall’arrivo perché in un posto con della musica ho conosciuto Nancy che mi ha venduto una birrq. È finita che ci siamo raccontate mezza vita e mi ha dato un passaggio a Luchenback, la città fantasma della Texas Hill Country. Ci vivono solo due persone ma c’è musica tutto il giorno. Ci sono anche le birre, due negozi e dei truck con il cibo. Ad ascoltare il concentro siamo in 10. È stato quindi facile farmi riconoscere anche qui. Appena arrivata mentre prendevo una birra ho parlato with a man delle sue origini italiane, di sua sorella in vacanza in Calabria e di altre cose sull’Italia.
Mentre ascoltavo il concerto, il cantante mi chiede se in Italia esiste qualcosa così. E io gli chiedo come fa a sapere che sono italiana.
E lui: “Abbiamo parlato mezz’ora poco fa!”.
E subito un signore dietro di me … “voglio bere la stessa birra che hai bevuto tu”!
Mi sono sentita molto Meg Ryan. Ma anche un po’ rincoglionita.
Qui è bellissimo. E’ così bello che a un certo punto sembrava stessi tagliando le cipolle.
Me le metto da parte tutte le cipolle di sto viaggio per farci il ragù quando torno in Italia. Intanto ho conosciuto AJ, proprietario di ranch in pensione che mi ha offerto una birra perché guidava una delle tre macchina che ho incrociato nella mia lunga camminata in mezzo alla campagna e ha pensato che fossi pazza. È molto preoccupato che devo tornare da sola al bed & breakfast… ma non può aspettare per accompagnarmi perché ha appuntamento con la sua “girlfriend”.
Poi mi ha offerto una birra anche Mike… che è qui per la stagione della caccia. Ha un ranch nell’east Texas. Mi ha fatto vedere delle foto. Oro, petrolio, mucche, cavalli. Very funny. Peccato non assomigli a Berrettini !
Allora, luckenback non è da sosta. È da passarci un pomeriggio intero se ve la volete vivere. Io, dopo un po’ di birre e tanta gioia, sono tornata nel mio bed & breakfast… e adesso bagno, vino e crostini con la salsa al formaggio!

Day eleven
Stamattina, tipo alle 2 ore locale, si è posto il fatidico quesito: che faccio? Avevo l’albergo prenotato ad Austin, però non ero obbligata ad arrivarci presto. Il mio cuore voleva restare a Ludenback e ripassare a Fredericksburg per altro giretto tra i negozi… il mio cervello voleva andare ad Austin per ottimizzare il prezzo folle dell’albergo (è il week end del Labour Day e i prezzi sono assurdi).
Quindi ho fatto decidere Uber. Nessun driver disponibile… caffè nel patio, passeggiata tra le galline e … poi felice e contenta ho preso il mio trolley e me ne sono tornata a Ludenback, dove birra in mano e mood relax ho avuto la pessima idea … di provare di nuovo Uber tanto per rendermi conto di come stavano le cose. E niente, Robert è arrivato che nemmeno avevo finito la birra.
Austin sia.
Appena arrivata mi sono sentita Mr Crocodile Dundee. Totalmente spaesata. Devo ammettere che è la prima volta che arrivo senza entusiasmo a visitare un posto nuovo. Per di più una citta’! Sono quindi corsa al Capitol Hill che invece ero molto curiosa di vedere. E infatti la visita guidata di mezz’ora, oltretutto gratuita, è stata davvero molto interessante. Ovviamente non vi racconterò qui la storia politica del Texas perché ho stronzate più importanti da scrivervi!
In un viaggio così lungo e con l’asticella dell’emozione sempre altissima, prima o poi doveva arrivare la tappa della delusione. Austin, escludendo il Capitol e pochi altri palazzi, è architettonicamente brutta ma non è tanto questo il punto. E che si respira proprio una brutta aria. La sesta strada quella del centro della movida con i locali dove si suona dal vivo mi è sembrata la terra di nessuno alle cinque del pomeriggio. Stasera quando ci sono ripassata c’era il cordone di polizia da un lato. Non ci andrei nemmeno se mi accompagnasse Mike Tyson. Tra le cose da fare ad Austin è segnalata ovunque l’uscita dei pipistrelli al tramonto da sotto il congress bridge che già a dirlo si capisce che è una puttanata. Ma vi giuro, mai quanto a vederla. Ho fatto una foto della mia faccia che ritengo abbastanza esplicativa. Quindi adesso devo trovare il modo di invertire la tendenza, perché, a meno che non riesca a organizzare un’escursione, domani qui mi tocca passarci tutta la giornata. Per fortuna ho individuato la zona civile, quindi sono ottimista. E poi la cosa positiva è che la delusione l’ho avuta alla penultima tappa … così all’ultima sarò pronta a stupirmi di nuovo!
Intanto ho ordinato dei Mac & cheese per consolarmi. E indovinate un po’? Fanno schifo. Vabbè, dai domani è un altro giorno. Magari stacco le tende dell’albergo e mi ci faccio un vestito. Ah no. Fanno schifo pure loro. Ok, ok la smetto. Però prima vado a offendere tutti quelli che hanno scritto che a Austin bisogna starci almeno due notti. Stavo per cascarci, ma poi per fare tutti gli incastri ho dovuto farne solo una! Dai che adesso torno in albergo, mi butto nell’idromasaaggio con un bicchiere di vino e poi mi metto a leggere nel patio. Cosa mi state dicendo? Oh no! Quello era l’albergo di ieri !
Update 1.
Il driver di Uber mi ha detto che la città è sicura e che potevo tranquillamente tornare in albergo a piedi. Lo ha detto mentre uno al semaforo ha iniziato a rotolarsi per terra ma faccio finta di non averlo visto.
Update 2. Sono salita sul roof dell’hotel con la vista sul Capitol Hill illuminato e già qualcosa inizia ad andare meglio!

Day twelve
Chi ha letto il mio post di ieri potrà immaginare che stamattina io non mi sia svegliata esattamente entusiasta di dover passare un’altra giornata ad Austin, però poi a un certo punto mi sono detta di non fare troppo la stronza che comunque solo nella capitale del Texas davanti al Capitol Hill che è parecchio più imponente di Montecitorio. E sicuramente più austero. Alla fine sono stata premiata.
Appena uscita dall’albergo profumo di popcorn, barbecue accesi a ogni angolo di strada e in giro centinaia di persone vestite di arancione. Ho scoperto che c’è la prima partita di football della stagione. Ho vissuto a Roma per parecchi anni, quindi so cosa sia il tifo, ma, vi giuro, che un’atmosfera di festa così genuina e collettiva non l’ho mai vista. Nel frattempo ho fatto un giro nel campus dell’Universita’ sovrastato dalla UT Tower. Avevo quindi iniziato a fare pace con Austin, quando non so perché ho deciso di fare una passeggiata sul Boardwalk del fiume fino al Lady lake Birk. Cosi, solo perché mi piaceva il nome. Vi risparmio le parolacce che ho inventato a ciclo continuo per circa un paio di ore di cammino. Devo dire che però sono stata molto creativa. D’altronde ho sempre ambito a essere Kate Moss piu che Kate Middleton. Comunque tutto è bene quel che finisce bene. Sono arrivata sulla South Congress Avenue, che ad Austin chiamano SoCo. Amici miei, questa è la zona che potrebbe farvi innamorare di Austin. Negozi, locali, musica, gente allegra. Tutto così bello che a un certo punto ho pensato che ieri avessi avuto un incubo. Se passate di qua, una sosta è sicuramente da fare al The Continental Club, uno dei più antichi di Austin, dove gia dalle 13 si suona e si balla. Attenzione che potreste mettervi a ballare e passarci un paio d’ore senza nemmeno accorgervene. Per il resto godetevi la strada, sbirciate in ogni posto, curiosate in ogni negozio perché son tutti belli… occhio solo a non fare una cosa. Dare retta al tipo che su qualche blog di viaggio ha scritto di andare a vedere al 630 di Ann Street, l’imperdibile murales “greetings from Austin”. L’animaccia degli mortacci sua. Una deviazione di quasi un miglio per vedere la riproduzione di una cartolina truzza su un muro. Non so chi tu sia, ma ti auguro un’unghia incarnita, quando dovrai mettere un paio di mocassini stretti in punta per andare a una cena dove sai che incontrerai la tua ex che ti ha appena lasciato. Altro che Kate Moss, in certi casi nulla ci sta meglio della nonna di Bianco, rosso e verdone!
But it doesn’t matter… alla fine Austin è riuscita a stupirmi e a farmi passare una bellissima giornata. E di questo devo ringraziare Facebook … perché grazie al mio post di ieri il “malato d’America” Alessandro mi ha consigliato di andare al Broken Spoke… pensando potesse piacermi. Praticamente sono un libro aperto pure per quelli che non mi conoscono. Il posto non e’ bellissimo. Di più. Lezione di ballo country, cenetta e … adesso pronta per le ultime due tappe del viaggio !

Day thirteen.
Oggi è successa una cosa che credo succeda (a volte) solo dopo il pranzo di Natale. Alle due del pomeriggio ho messo una sveglia , mi sono messa sotto le coperte e ho dormito. Senza nemmeno aver mangiato la lasagna. Che poi magari il nostro pranzo di Natale finisse alle 2pm!
FlashbacK. Austin. Mezzanotte meno dieci. Ok che ho le mani bucate, ma mi sembrava davvero uno spreco tenere la stanza per qualche ora, quindi son tornata in hotel a prendere le valigie, contando di mettermi a scrivere il diario di viaggio e a leggere nella hall. No.
Per policy di sicurezza, non avendo una stanza, son dovuta rimanere fuori dall’hotel. Ma, vabbè, sto facendo una vacanza pazzesca in Texas, la prendo bene. Il peggio è arrivato quando il driver mi ha portato alla bus station. Era chiusa. Dovevo aspettare l’autobus per strada. Questo mi continuava a dire che … it’s safe … l’ho fatto andare via solo quando mi sono agganciata a una famiglia che aspettava il mio stesso bus. Alla fine son partita e arrivata Dallas. Coincidenza per Fort Worth in ritardo di un’ora e mezza. Quindi faccio un giretto a Dallas all’alba. Vado nella strada dove è stato ucciso Kennedy, mi guardo intorno e la sensazione è che Dallas mi piace tanto. Peccato che non avendo saputo decidere dove dormire ho prenotato entrambe le notti a Fort Worth. Comunque la visiterò meglio domani. Alla fine arrivo sugli Stockyards, che sono praticamente la ricostruzione del Far West. Vedo la parata delle mucche dalle lunghe corna che c’è ogni giorno alle 11.30 e alle 16. Assisto alla sceneggiata delle sparatoria tra cowboy e, si, dopo aver visto il vero cuore del Texas, non posso non pensare che sia tutto un po’ turistico. Poi ho fatto due considerazioni. La prima. Ho guardato il passaporto e, no doubt, sono ancora italiana. Cosa che mi rende indubbiamente una turista. La seconda. A parte i classici negozi di souvenir, sulla exchange street ci sono negozi che vale la pena vedere e, che, nonostante il pienone, chiudono tra le 18 e le 19. Questo modo di vivere il turismo in maniera meno arpagona mi piace un sacco. Degli Stati Uniti ma anche di tante altre parti del mondo. Italia esclusa! Tutte queste considerazioni per dire che mi sono goduta quest’atmosfera patinata e deciso che dovevo dormire un po’. Quando mi sono svegliata sono andata a Fort Worh downtown. Vi consiglio tanto di dedicare qualche ora alla visita di questa parte della città perché è davvero molto carina. Potrebbe serenamente essere un quartiere di New York. Passeggiate tra Sundance Square Plaza e i Fort water garden e mi ringrazierete. Tornata sugli Stockyards ho mangiato un guacamole pazzesco da H3 rodeo (non iniziate ad agitarvi. Si, ci ho abbinato il margarita, molto buono anche lui!). Io che sono troppo stanca pure per il saloon non si può sentire, ma, ragazzi miei, ho 46 anni e con sto sonno non sono riuscita nemmeno a ordinami una bistecca figuratevi se potevo ballare il two steps !!! Ora vado a dormire che domani devo godermi l’ultimo giorno di vacanza !

Day fourteen (the last one)
L’ultima giornata della mia vacanza l’ho passata a Dallas, città, che, andrò un po’ controcorrente, ma a me è piaciuta moltissimo. Si visita in una giornata con una lunga passeggiata che vi farà scoprire angoli bellissimi con i vecchi palazzi art deco’ che si rispecchiano nelle vetrate dei grattacieli, le statue delle Longhorns a Pioneer Plaza, i luoghi dell’assassinio di Kennedy, l’at&t discovery district. Insomma passeggiate e guardatevi sempre intorno. Nelle storie ho messo tutto il percorso.
Due ore e mezza conservatele però per visitare il Southfork Ranch, il posto dove hanno girato Dallas. Se siete appassionati di serie tv, non dovete perdervelo assolutamente. Altro posto in cui fare un passaggio è il Wild Bill’s western store … dove, oltre ai più famosi (e costosi) Lucchese troverete dei texani pazzeschi a prezzi più umani. Lo specchio dimagrisce quindi fate attenzione quando li provate. Io alla fine ho scelto un paio di texani non tipici, tanto, a quanto pare, nessun cowboy si è innamorato di me, quindi l’ipotesi di trasferirmi in un ranch per il momento è saltata. Che dirvi … Brad Pitt ha avuto bisogno di sette anni in Tibet, a me sono bastati 14 giorni in Texas per sentirmi migliore. Probabilmente non lo sono, ma almeno mi ci sento. Torno a casa felice e sono sicura che non è uno stato provvisorio dovuto ai litri di margarita che ho bevuto. Almeno credo. Per sicurezza però stasera ne bevo un altro po’ così nel caso vivo di rendita per qualche settimana!
Dallas avrebbe meritato una serata e una salita sulla Reunion Tower perché lo skyline al tramonto credo sia davvero tanta roba, ma oggi è il Labour day qui negli States e a quanto pare a Dallas gli sono molto devoti. Quindi me ne torno a Fort Worth a sentire ancora un po’ di musica country!
A questo punto siamo ai saluti… grazie a tutti per avermi fatto compagnia in questo viaggio solitario che solitario alla fine non lo è stato per niente. Se mi mandate la vostra mail ci leggeremo di nuovo il 14 settembre. No, purtroppo non farò un altro viaggio o almeno non uno inteso nel senso comune del termine. Ecco, questa è una cosa che una terrorizzata dall’aereo non doveva scrivere poche ore prima di un volo intercontinentale.
Vabbè’, mandatemi le vostre mail che tanto il volo andrà bene, vero?
A presto e … stay cool!
