RECENSIONE DI SUPERSEX: UN PORNO DRAMMA LIBERAMENTE ISPIRATO A ROCCO SIFFREDI

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Dopo sette puntate viste tutte in una giornata, la mia domanda è … ma ne avevamo davvero bisogno di una serie su Rocco Siffredi liberamente ispirata alla sua vita che per altro e, buon per lui, è ancora in corso di svolgimento?

Assolutamente si. Se l’obiettivo era guardare il pisello di Borghi.

Ok, ok. Esco dai panni della bacchettona, ma … niente. Il risultato è sempre lo stesso. La serie è un insieme di scene di sesso tanto sgradevoli quanto inutili che si alternano a battute o alla voce narrante che raccontano una storia debole scritta in maniera ancora più debole.

Non riesco a spiegarmi perché abbiano dovuto trasformare la storia del re del porno in una specie di dramma psicologico non del protagonista, ma del fratello del protagonista, un mezzo criminale non ben identificato, trasversalmente condizionato dal sesso pure lui. Perchè liberamente ispirarsi creando un pasticcio, quando di argomenti e di spunti ce ne sarebbero stati tanti altri e pure più interessanti?

Nella parte centrale in cui la storia racconta dell’ambiente del porno romano, il racconto sembra diventare più strutturato forse perché basato su fatti e personaggi reali facilmente riconoscibili per noi, poi però si perde di nuovo tra … cazzi e mazzi. Scusate ma la dovevo fare sta battuta anche perché la C word è pronunciata talmente tante volte in ogni suo possibile senso che mi è entrata inevitabilmente in testa.

Alessandro Borghi è riuscito a prendere la mimica facciale di Rocco Siffredi, cioè la mimica che ho visto io in qualche intervista. I porno di Rocco non li ho mai visti quindi da quel punto di vista non so valutare l’interpretazione di Borghi.

Comunque, le interpretazioni degli attori compensano di gran lunga le carenze della sceneggiatura. Certo non sono due dialoghi ben riusciti tra Alessandro Borghi e Jasmine Trinca o tra Borghi e Adriano Giannini a poter risollevare le sorti di una serie di cui, per ricollegarmi alla domanda iniziale, no. Non ne avevamo alcun bisogno.

SU PRIME INVECE C’E’ DA GUARDARE ANTONIA