RECENSIONE DI ANTONIA: SU PRIME VIDEO UNO STRANO RACCONTO NORMALE

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Serie italiana in sei episodi diretta da Chiara Malta in cui Antonia è interpretata da Chiara Martegiani che è anche sceneggiatrice con Elisa Casseri e Carlotta Corradi. Un progetto tutto al femminile con la supervisione creativa di Valerio Mastandrea che interpreta il compagno di Antonia (nella vita è il compagno di Chiara Martegiani).

Durante la scrittura della serie che era incentrata sulla crisi di identità di una trentenne alle prese con un lavoro instabile, un comune senso di insoddisfazione e il grande dilemma della maternità, a Chiara viene diagnosticata per davvero l’endometriosi che così si ritrova a essere protagonista non solo della vita dell’attrice ma anche di quella di Antonia, il personaggio.

Prima di guardarla avevo letto che avevamo la Fleabag italiana, considerazione che mi ha fatto approcciare alla visione leggermente prevenuta. Non amo né i racconti né i personaggi disfunzionali quindi avevo già la critica pronta e invece dopo nemmeno dieci minuti ero totalmente affascinata dal personaggio di Antonia, una donna normale immersa in un racconto che è si disfunzionale ma solo perché è disfunzionale la malattia di cui Antonia soffre: l’endometriosi.

Antonia scopre di averla solo a trent’anni e all’improvviso si ritrova a fare i conti con una malattia tanto silente a livello di diagnosi quanto dolorosa a livello fisico. Un dolore costante, profondo e personale che Antonia scoprirà aver condizionato tanti momenti importanti della sua vita.

Ne viene fuori il racconto di una donna evidentemente “sclerata”, che a tratti sembra folle, che non sa bene cosa vuole, che sbaglia spesso, che ha una vita incasinata su cui amici, parenti e pure gli psicologi, a seconda delle filosofie che seguono, vogliono mettere bocca.

Praticamente sono io. E non ho nemmeno la scusa dell’endometriosi. E nemmeno quella di essere una trentenne. Almeno però io una certezza l’ho raggiunta. Resterò pollo. Almeno fino a quando qualcuno non mi cucinerà alla cacciatora. Il riferimento a polli e galline lo capirete guardando la serie … non voglio anticiparvi nulla su un “personaggio” fondamentale nel racconto.

Un punto di forza della serie è che le sceneggiatrici hanno scelto di incentrare il racconto esclusivamente su Antonia. Tutti i personaggi che le ruotano intorno non prendono mai il sopravvento, sono semplicemente funzionali a lei. Cerco di spiegarmi meglio. Il percorso di Antonia alla scoperta della sua malattia coinvolge la famiglia, gli amici, i conoscenti e naturalmente anche il suo compagno. Le loro reazioni però non creano drammi. Alla fine, praticamente, questa serie non racconta delle dinamiche tra i protagonisti, ma “solo” del percorso profondo intrapreso da Antonia e, si, a tratti risulta disturbante. Nella giusta misura, però. Quel tanto che basta per far riflettere.

L’ultima considerazione la devo fare sui look pazzeschi di Antonia. Complimenti a Marija Tosic che li ha curati dimostrando quanto anche lo studio degli outfit sia necessario per restituire l’immagine e la personalità della protagonista. Guardando i suoi vestiti capiamo prima di tutto che Antonia non è una fashion victim, poi che è una che, nonostante i casini della vita, si prende con ironia, che non passa ore a decidere cosa abbinare con cosa, che tendenzialmente vorrebbe lasciarsi andare e diventare sciattona, ma poi non lo fa. Mette una cravatta su una t shirt over, un rossetto rosso e affronta la vita incasinata con il suo stile e la sua personalità che non è quella di una dissociata. E questo lo vorrei sottolineare perché creare un personaggio dissociato sarebbe stato più facile di crearne uno verosimile.

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