RESTATE SULLA LINEA VERTICALE DI MATTIA TORRE

Tu, condividimi!

Qua in Italia amiamo pagare Netflix su cui tre quarti delle volte guardiamo prodotti mediocri piuttosto che farci un giro su Raiplay, che qualcuno ancora pensa sia gratis e quindi… da sfigati. Eh si, ci sono ancora quelli che pensano che il canone serva per pagare la valletta di Sanremo.

Succede così che quei furboni di Netflix fanno spesa su Rai Play e in “appena aggiunti” ci propongono prodotti che abbiamo avuto sempre disponibili, ma che su Netflix pare ci piacciano di più.

Poco male perchè adesso tanti di voi guarderanno La Linea Verticale, serie in 8 episodi del 2018, piccolo capolavoro del compianto Mattia Torre, che l’ha scritta e diretta.

La serie interpretata da un incredibile Valerio Mastandrea racconta l’esperienza ospedaliera dello stesso Torre, ricoverato per il male che l’anno dopo lo avrebbe ucciso privandoci di un vero genio della scrittura. Già dalla sigla iniziale, guardando gli occhi e lo sguardo di Mastandrea capirete che state guardando qualcosa di molto speciale.

Un racconto talmente surreale da essere tremendamente reale. Crudo, ironico, triste, divertente, commovente. Si parla di malattie, ospedali e morte e vi viene sbattuta in faccia una realtà tragica in modalita’ tragicomica, che poi rimane solo tragica quando a parlare è il protagonista e il racconto paradossale diventa tristemente intimo. E a parte qualche gran culo, ognuno di voi, almeno una volta, dirà … “e’ successo anche a me”.

Io l’ho rivisto per la terza volta non perché sia particolarmente masochista e mi piaccia ritrovarmi in fiume di lacrime mentre rido, ma perché ci sono dei monologhi e delle riflessioni di una genialità disarmante che vi faranno provare un dolore vero … ma molto sano. Lo so, scritta cosi vi sembrerà una cosa da psicopatica, ma vi assicuro che dopo averla vista capirete quello che ho scritto.

A questo punto vi consiglio anche di andare su Rai Play e guardare Sei pezzi facili. Sono sei monologhi scritti da Mattia Torre e diretti per la tv da Paolo Sorrentino. Tanto ormai abbiamo appurato che pure Rai Play si paga.

Mi ringrazierete con calma.