HO VISTO LA CHIMERA, IL FILM DI ALICE ROHRWACHER

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Per La Chimera di Alice Rohrwacher c’è stato il passaparola ritardato. All’improvviso tutti si sono ricordati che è un buon film, per alcuni addirittura un capolavoro. L’ improvviso è coinciso con la mancata assegnazione di un David di Donatello nonostante le tredici candidature ricevute.

Per dimostrare la propria levatura intellettuale, niente di meglio che indignarsi per la mancata premiazione di un film di nicchia. Peccato che quando c’è stato da consigliarlo, non lo ha fatto nessuno, tanto è vero che è stata la stessa regista a esortare il pubblico a non abbandonare il film, a lanciare il passaparola, a chiedere alle sale di proiettarlo, con un video che io ho trovato molto pop, ma anche un pò azzardato. Odio usare questa espressione, ma la Chimera effettivamente non è un film per tutti. E’ lento, poco immediato e non ha nemmeno una storia particolarmente coinvolgente: i tombaroli, non me ne vogliano, non rappresentano una categoria particolarmente allettante. Il film è fatto di immagini, dritte o capovolte, di lunghi silenzi, di facce di povera gente. Non è roba da grande pubblico. E’ uno di quei film in cui a prevaricare è la visione della regista, quindi immaginate l’approccio di una come me per cui visione è sinonimo di “sega mentale”.

Alla fine però l’ho visto tutto (il film lo trovate su Now) e ho apprezzato un sacco di cose. Prima di tutto l’interpretazione di Josh O’Connor, perfetto per il ruolo del protagonista, ma che purtroppo è balzato agli onori della cronaca solo dopo, in seguito alla massiccia promozione di Challengers, il film di Luca Guadagnino.

Mi è piaciuta la fotografia, mi è piaciuto l’uomo con la chitarra che racconta cantando, mi è piaciuto il modo delicato di descrivere i personaggi dandogli comunque profondità e non lasciandoli solo tratteggiati. Purtroppo, però, non sono abbastanza esperta di cinema per capire cosa mi sia mancato in per farmi scattare l’entusiasmo e consigliarvi di vederlo assolutamente. Che poi può darsi pure non manchi nulla, eh. Anzi è molto probabile che io non ne abbia saputo cogliere la profondità, però è come se tutto fosse un pò forzato per avere un risultato “alto”. Si, ahimè, ci ho visto un pò di quelle seghe mentali che alla fine non mi mi hanno fatto entrare in empatia con la storia e mi hanno distratta.

Peccato non averlo visto al cinema, perché questo tipo di film che non sono fatti per il divano di casa, con la telefonata a cui rispondere, con il “vado a prendere un pò d’acqua”, i whatsapp, ecc.
Alice Rohrwacher però mi ha incuriosito quindi guarderò anche Lazzaro Felice suo altro film molto apprezzato che si trova su Rai Play.