LA BELLEZZA DI JASMINE PAOLINI.

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A palla ferma e ancora con un po’ di rosicamento per la sconfitta della nostra Jasmine Paolini a Wimbledon, voglio commentare la discussa prima pagina della Gazzetta dello Sport che, dopo la vittoria della semifinale di Jasmine, ha titolato “Bellissima”.

Le ire femministe sono esplose per l’ennesima discriminazione. A Sinner hanno scritto “sei un mito” e a Jasmine “Bellissima”. L’accusa è che alla Gazzetta sia siano soffermati sull’aspetto fisico e non sulla bravura. Perdonatemi il gioco di parole, ma, a parte che bellissima è un bellissimo aggettivo e poi è indubbio che la semifinale di Jasmine Paolini bellissima lo sia stata per davvero. E credo che tutti quelli che l’hanno vista possano confermarlo.

Io ste menate femministe le respingo a prescindere perché troppo spesso si creano polemiche dove non esistono, questa volta però il titolo ha dato fastidio anche a me, ma non per lo stesso motivo delle paladine della vagina for president (mi dispiace per voi ma l’inglese non supporta la differenza di genere).

Non mi ha dato fastidio l’aggettivo usato perché, ripeto, la Paolini è stata davvero bellissima da guardare. A me ha dato fastidio che questo superlativo sia stato usato come per compensare Jasmine delle polemiche sulla sua fisicità. Jasmine è oggettivamente bassa e non longilinea, caratteristiche che in un gioco come il tennis la penalizzano fortemente e per questo sono state più volte sottolineate. E lei le ha più volte smentite con i fatti, dimostrando di essere una grande campionessa, nonostante sia bassa e non longilinea. Non è discriminazione, non è bodyshaming. È una considerazione.

Scrivere “bellissima” come contentino però è imbarazzante e fa perdere all’aggettivo tutta la sua… bellezza. Diciamocelo chiaramente per Camila Giorgi non avrebbero mai scritto “bellissima”. Sono sempre l’ipocrisia e il buonismo imperante che guidano le nostre azioni. Il dover dire o scrivere la cosa giusta, quella che riceve il plauso e il consenso degli altri ipocriti e degli altri buonisti.

Adesso come minimo mi aspetto che parta la petizione per cambiare il titolo della canzone di Loredana Bertè da Sei Bellissima in Sei Bravissima perché sentire tutto San Siro che cantava Sei Bellissima a Taylor Swift è stato un palese atto discriminatorio teso a sottolineare l’aspetto fisico della cantautrice e non le sue competenze tecnico musicali.

E, comunque, ragazzi, poteva andare peggio. Potevano scrivere simpatica.

#JasminePaolini