STATELESS: SEI PUNTATE IN UN CENTRO DI DETENZIONE SENZA NEMMENO UN MINUTO D’ARIA

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Dopo The Asunta Case, ho pensato bene di buttarmi in un’altra visione leggera come un blocco di cemento armato!

Serie australiana del 2020 in 6 puntate che senza sforzo definisco impegnativa e anche abbastanza claustrofobica. Praticamente nel giro di mezza puntata si passa da una setta a un centro di detenzione per immigrati clandestini e la sceneggiatura non prevede nemmeno un minuto d’aria per il telespettatore.

Insomma, non è per niente una visione leggera. La storia è ispirata a quella realmente accaduta a Cornelia Rau, hostess con problemi mentali che entra in una setta che si basa sulla spiritualità e poi per varie circostanze si ritrova rinchiusa in un centro di detenzione in quanto ritenuta illegale, seppure lei fosse di cittadinanza australiana.

La serie non fa sconti e denuncia, senza nessun ovattamento, le condizioni estreme e vergognose in cui i clandestini vengono trattati in questo tipo di centri di detenzione, che in Australia ospitano più di 1400 immigrati, che restano rinchiusi in attesa di visto per un minimo di 500 giorni che spesso però diventano anni.  

La storia di Sophie, che ripercorre attraverso vari flashback i passaggi che l’hanno portata nel centro di detenzione, si incrocia con quella di altri personaggi: un rifugiato che cerca salvezza per sé e per la sua famiglia, la direttrice del centro chiamata a gestire situazioni complesse ed estreme tra burocrazia e necessità di riportare all’esterno un’immagine serena di un posto che in realtà è l’inferno, uno degli addetti alla sicurezza che per esigenze economica accetta un lavoro che si rivela distruttivo psicologicamente, il giornalista che vuole scoprire cosa succede in realtà dentro quella che è a tutti gli effetti una prigione, l’attivista che cerca di aiutare i clandestini e infine tutti gli altri rifugiati rinchiusi nel centro, ognuno con la propria storia triste e drammatica.

Ho reso l’idea di quanto possa essere pesante la visione? Nonostante questo io però ve la consiglio, perché le condizioni del centro di Baxter sono quelle reali in cui molti clandestini si sono trovati a vivere. E periodicamente fa bene confrontarsi con la dura realtà, per comprendere a che punto di disumanità possiamo arrivare. In Australia la questione delle condizioni in cui si trovano gli immigrati in questo tipo di strutture è tuttora molto attuale. Interrompo qui, altrimenti vi faccio spoiler sul finale della serie.

La serie è coideata da Cate Blanchette che recita anche in una parte secondaria. Interpreta la donna che con il marito gestisce la setta a cui aderisce Sophie.
Guardatela, che farci un esame di coscienza ogni tanto è sempre utile.