È da quando è stato candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale (che poi ha vinto) che volevo vedere American Fiction, non distribuito nelle sale italiane arrivato però in questi giorni su Prime. Il film è liberamente ispirato al romanzo “Cancellazione” (Erasure) di Percival Everett.

Avevo letto qualcosa (cerco di non leggere mai tutta la trama) ed ero certa che l’argomento mi sarebbe piaciuto. Mi aspettavo però un film completamente diverso, quindi mi sono trovata un po’ spiazzata. Dalla battuta che nella prima scena fa un’alunna del protagonista però si capisce subito che questo è un film da guardare ma soprattutto da ascoltare perché sono i dialoghi i veri protagonisti e vanno oltre la fotografia scarna e la regia semplice. Ogni personaggio non entra direttamente nella dinamica della storia principale ma serve per dare la giusta collocazione al protagonista.
Non è un film nè facile ne’ immediato con un finale che ho trovato geniale e a cui non smetto di pensare.
Non mi piace leggere le trame e quindi non mi piace nemmeno raccontarle, preferisco quindi solo dirvi perché per me è un film da vedere. Prima di tutto è l’ennesima prova che viviamo in un momento storico in cui il successo si raggiunge con le cose facili e cavalcando gli stereotipi perché nessuno fa uno sforzo per andare oltre e poi è sempre interessante notare quanto negli Stati Uniti esista una questione razziale che noi qui non viviamo. Qui abbiamo Vannacci che fa il razzistello dei poveri però il problema di razze diverse che convivono noi non lo conosciamo per davvero.
Quindi, si. Per me è da vedere.

Nota folkloristica. L’attore protagonista, Jeffrey Wright e il regista Cord Jefferson si assomigliano in maniera incredibile. Nel cast, candidato come miglior attore non protagonista, troviamo anche Sterling k. Brown, uno dei Fab Three di This is Us. È stato stranissimo vedere il nostro Randall Jackson in un contesto cosi diverso!

… da vedere sempre su Prima la serie italiana Antonia
