E’ arrivata su Netflix Eric, miniserie in sei puntate. Il protagonista è Benedict Cumberbatch. Le trame non le leggo mai, ma in questo caso proprio no, perché appena ho saputo che c’era lo Scherlock Holmes più glamour di sempre non ho avuto dubbi di volerla guardare subito.
Ed è probabilmente il ricordo di Scherlock ad avermi compromesso la visione, perchè mi sono trovata di fronte Vincent, personaggio borderline che Cumberbatch è bravissimo a interpretare.

Siamo negli anni ’80, in una New York priva di qualsiasi glamour in cui le luci di Time Square sono molto lontane. Edgar, il figlio di Vincent scompare ed è da qui che comincia la storia di cui però la sparizione del bambino è solo una costola a cui si attacca il travagliato percorso interiore del protagonista.
Intorno a lui la miseria della città, raccontata in maniera cruda anche attraverso gli occhi del detective che si occupa delle indagini per ritrovare Edgar, bianco e nipote di un ricco costruttore. ma non dimentica il vecchio caso di un altro ragazzino scomparso, afroamericano e povero. E cosi nella storia entra a gamba tesa anche la questione razziale. Oltre pure alla discriminazione sessuale, visto che il detective è gay.
Insomma, tanta roba da guardare, troppa forse. Io ne riconosco oggettivamente la qualità medio alta di regia, sceneggiatura, interpretazioni e fotografia… si capisce che sta per arrivare un ma? Eh si, c’è un ma che però è soggettivo. Io non amo i personaggi borderline, come è Vincent, non amo i racconti distopici, quindi non vi nascondo che non sono arrivata facilmente alla fine, anche perché l’idea di thriller che potremmo avere all’inizio immediatamente si dissolve, quindi non avevo più nemmeno la curiosità di sapere come va a finire.
A questo punto vi starete chiedendo perché la serie si chiami Eric… non ve lo svelo perché lo capirete solo alla seconda puntata e non voglio rovinarvi la sorpresa!
