Follemente delusione al cinema per il film di Paolo Genovese.
Pensavo che fare una recensione di Follemente senza spoiler non sarebbe stato semplice.
E invece, diamine, ho poi realizzato che parliamo di un primo appuntamento e che più sviscerato di questo argomento ci sono solo le orate che mangiamo al forno con le patate. O il tema sulla “mia famiglia” assegnato alle elementari.

L’idea di Paolo Genovese è bella e divertente, però riuscire a evitare i soliti luoghi comuni parlando di un primo appuntamento è … come avere la botte piena e la moglie ubriaca. Impossibile. Quindi, si, carine le voci, rappresentanti le varie parti della personalità, che parlano nella testa dei protagonisti, che li guidano nella scoperta l’uno dell’altra e che fondamentalmente ci ricordano quanto siamo disadattati, ma non portano nulla di più se non delle risatine facili.
Follemente delusione: perchè?
L’ansia di far ridere sacrifica tutta la parte emozionale del film che diventa un inanellarsi continuo di battute più o meno riuscite. A un certo punto sembra diventi una rincorsa all’orgasmo. Tanto per rimanere tra i luoghi comuni esplorati nel film.
La storia che dovrebbe essere la narrazione principale, l’appuntamento di sti due, è solo un appoggio. Sembra infatti che siano prima state pensate le battute delle vocine e intorno a esse costruito l’appuntamento dei protagonisti.

E’ tutto surreale. Non per le vocine che quasi sono la roba più credibile, ma per la completa decontestualizzazione dei personaggi principali. Un uomo e una donna di età indefinita. Che non si sa nemmeno in che anno preciso vivano. Non può esistere un primo appuntamento nel 2025 in cui non vengano nominati i social. Fosse anche solo per dire che non vengono usati.
Sicuramente non è una svista, ma una scelta narrativa che però per me è totalmente anacronistica. Non è che stiamo guardando un film che scava nell’anima dei protagonisti e che quindi diventano degli esseri sospesi nel tempo. Non c’è nessun senso profondo in quello che succede. Alla fine, non ci importa nulla del destino di questo primo appuntamento.
Non so quanti anni avete voi, ma ve lo ricordate il primo appuntamento di Michelle Pfeiffer e Al Pacino in Paura d’Amare? Ecco. Lì non ci sono le vocine, ma le emozioni le percepiamo tutte.
LE VOCINE
Le vocine maschili sono interpretate da Marco Giallini, Maurizio Lastrico, Claudio Santamaria e Rocco Papaleo. Quelle femminili da Maria Chiara Giannetta, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini ed Emanuela Fanelli. Diciamo che il casting è sicuramente la parte più riuscita del film. Una battuta, per quanto banale, fatta da uno a caso di questi attori assume sicuramente un certo livello di qualità.
I PROTAGONISTI

I protagonisti dell’appuntamento reale sono Edoardo Leo e Pilar Fogliati, che per quanto posso considerare oggettivamente brava trovo sempre estremamente caricaturale. Senza fare considerazioni metafisiche è davvero come se non entrasse mai nel personaggio, ma si limitasse a interpretarlo nella migliore maniera possibile. Su Edoardo Leo mi avvalgo di non avere un’opinione. A volte ho la sensazione che sia bravissimo, altre che sembra reciti per farci un favore.
E se qualcuno, dopo aver letto questo pezzo, osasse obiettare che intanto Genovese ha avuto l’idea e l’ha realizzata, sappia che io, con quello che, negli anni, ho scritto sulla fenomenologia del primo appuntamento, ci potrei riempire un volume monotematico della Treccani.
Io un primo appuntamento lo vorrei avere con un produttore. Cinematografico o televisivo.
Cioè mi piacerebbe pure di formaggi, ma per questioni di colesterolo preferirei scrivere una serie tv invece di assaggiare formaggi.
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