Jimmy Kimmel presenta gli Oscar per la quarta volta. Conduttore del late show più visto d’America, comico dissacrante che dal palco polemizza direttamente con l’ex Presidente Trump, con la senatrice repubblicana Katie Britt (che avrebbe il cervello di bambina come quello di Bella Baxter) e anche con… l’Academy stessa! L’apertura dedicata a Barbie e il riferimento al fatto che né Margot Robbie, per la miglior attrice protagonista, né Greta Gerwig, per la regia, siano state candidate non lascia spazio a fraintendimenti su come la pensi il conduttore. È un po’ come se, a Sanremo, Amadeus avesse perculato la Rai per aver fatto presentare lo show sui 70 anni a Massimo Giletti. Cosa che avrebbe dovuto fare, perché in effetti è stato assurdo.

Kimmel evita qualsiasi riferimento alla guerra o alla pace, ma parla a lungo dello sciopero che ha coinvolto l’industria cinematografica e fa salire sul palco tutte le maestranze. Parla in due occasioni di sigarette, confessando che prima del film su Barbie la moglie alla figlia piuttosto che la bambola avrebbe comprato un pacco di Marlboro rosse e poi che se devi imparare a fumare per vincere un Oscar vuol dire che a volte le sigarette non fanno così male, riferendosi a Da’Vine Joy Randolph vincitrice come miglior attrice non protagonista. Fa battute pesanti e senza sconti guardando in faccia quelli a cui sono diretti.
Non so se ho capito male, perché dalla simultanea non ho capito l’intonazione, ma credo che in apertura Kimmel, prendendolo in giro, abbia fatto un riferimento a Robert Downey jr che si tocca il naso in memoria dei vecchi tempi. La reazione fredda dell’attore mi fa suppore che io abbia capito bene!
La battuta su Robert De Niro invece è stata chiara. Quando nel 1976 era candidato per Taxi Driver, Jodie Foster, anche lei in sala, poteva essere sua figlia, oggi invece è vent’anni più vecchia della sua compagna. A Bradley Cooper ha invece chiesto se sta facendo un film su Freud, perché il fatto che il suo + 1 sia sempre la madre… sta diventando un “date”.
Lo show degli Oscar è lunghissimo, liturgico, è uno show in cui lo stesso conduttore dà, si, la sua impronta ma è lui stesso ospite. I presentatori sono gli artisti che annunciano nomination e vincitori ed eventualmente creano delle gag. Stupendi Ryan Gosling ed Emily Blunt che si sono presi in giro sulla competizione tra Barbie e Oppenheimer.

La performance di Ryan Gosling che ha coinvolto il cast di Barbie ha innescato l’ovazione del pubblico che comunque è stato sempre attivo… visto che è stato in standing ovation per tre quarti della serata.
Momento molto down, l’esibizione “father & son”, di Andrea Bocelli che è uno di quei padri che ormai va nei posti solo se può portarsi dietro pure il figlio, la cui presenza scenica è totalmente inutile. E’ una stoccafisso che non aggiunge nulla alla performance del padre. Magari con un giro di olio di semi e una planetaria viene fuori un buon baccalà mantecato, ma per il momento stoccafisso resta. E pure non dissalato. Erano lì sul palco, vestiti uguali a cantare nel momento più toccante della cerimonia e a me sembravano la versione maschile e adulta delle gemelle di Shining.
Sono mancati discorsi di accettazione commoventi o ironici. Ne abbiamo ascoltati di più “touchy” nelle premiazioni delle scorse settimane.
Fantastico Robert Downey jr che oltre ai ringraziamenti di rito nomina la sua stylist (visto che nessuno ringrazia mai la categoria) e il suo avvocato che spesso lo ha tirato fuori dai guai.
A parte per i discorsi del regista de La Zona d’Interesse, vincitore nella categoria miglior film straniero e del vincitore del miglior documentario, grandi assenti sono state la guerra… e la pace. Ma si sa che gli Oscar fanno spesso l’occhiolino al politicamente corretto. Spesso ma non sempre, perché infatti a trionfare come miglior attrice protagonista è stata Emma Stone per Povere Creature invece della favorita Lily Gladstone per Killers of the Flowers Moon. Sarebbe stata la prima nativa americana a vincere un Oscar.
In Italia intanto c’era Alberto Matano a condurre lo speciale sugli Oscar
