Ho un debole per Michele Riondino, proprio nel vero senso dell’espressione e non solo come attore. Insomma, è uno di quelli per cui ho fatto la fatidica ricerchina su google: “michele riondino vita privata”. Spoiler: è felicemente accoppiato con prole, ma resta davvero bravo quindi non gli porto rancore per aver scelto un’altra e continuo a seguirne la vita professionale.

Quando è uscito Palazzina Laf, il suo primo film da regista, ho avuto il destino contro e non son riuscita ad andare a vederlo al cinema. Per guardarlo ho dovuto aspettare che uscisse su Now e quando Riondino è stato premiato con il David come miglior attore protagonista ho esultato, quasi sfogando la rabbia che la visione di Palazzina Laf mi aveva lasciato.
Avevo oltretutto appena mandato un messaggio a un’amica scrivendo che, ahimè, non ce l’avrebbe mai fatta. Buon per lui che non sono sensitiva. Lo stesso pensiero però deve averlo avuto anche Elio Germano che quando è stato premiato come miglior attore non protagonista sempre per Palazzina Laf ha invitato Riondino a salire sul palco insieme a lui.
Un gesto bellissimo e altruista per dargli la possibilità di parlare del suo film e di tutto il lavoro fatto per realizzarlo, nel caso in cui … non ce l’avesse fatta a ricevere altri premi, che invece poi, aggiungendo il David per la migliore canzone a Diodato, sono diventati tre. In una serata emotivamente competitiva non sono pochi
Non mi piace leggere tutto dei film che voglio guardare, quindi anche del film di Riondino sapevo che aveva a che fare con l’Ilva di Taranto e che era un film di denuncia ma poi nulla più. Insomma, mi aspettavo un film impegnato e impegnativo ed effettivamente lo è stato, ma non nel senso che immaginavo. Il film non fa leva su sentimenti facili. E’una storia vera di mobbing di massa che Riondino ha scelto di raccontare con pochi fronzoli. Palazzina Laf è un film che fa incazzare più che commuovere e mi ha fatto conoscere una realtà, di cui, per mia colpevole superficialità, non conoscevo l’esistenza.

E’ facile che molti di voi siano meno superficiali di me e quindi conoscano la storia, per gli altri evito di raccontare qui nel dettaglio la vicenda delle 79 persone che sono state confinate nella Palazzina Laf in nome di logiche di potere e di soldi perché anche voi possiate guardarla e lasciarvi colpire duro da quello che scoprirete. Le immagini reali che vedrete alla fine del film vi sembreranno quelle di un film dell’orrore.
Oltre alla rabbia che mi ha provocato e alla voglia di approfondire e di conoscere tutto quello che è successo alla Palazzina Laf, il film mi ha spinto a fare una considerazione su quanto sia pericolosa l’ignoranza culturale che non ti fa mettere l’h quando coniughi il verbo avere, ma anche quella d’animo, che, tra le altre cose, ti fa ignorare la dignità delle persone. Anche per questo detesto chi ride dell’ignoranza del prossimo, considerandola buffa. L’ignoranza è pericolosa.
