Diciamo subito che la coppia Marcuzzi-Conti non funziona. Alessia è lì non per fare la valletta e tende a straparlare pur di non farsi scavallare da Conti che è decisamente preso male a non essere il padrone di casa assoluto cosa che invece era riuscito a essere l’anno scorso con Matilde Gioli. Quindi, per quest’anno, uno dei due si è giocato Sanremo. E, non so cosa ne pensino i bookmaker inglesi, ma io saprei su chi puntare per l’esclusione.
Stefano Fresi e Andrea Delogu in diretta su Rai Radio Due, in compenso, funzionano parecchio bene insieme, peccato andassero in onda in contemporanea. Stefano Fresi poi è anche un musicista, è simpatico, sa parlare, la moglie è una delle coriste storiche della Rai quindi accontenterebbe anche la parte gossip. Perchè no? A Sanremo, intendo.
Tornando a noi, lo show dei David non riesce a trovare un registro. Non solo è scritto male, ma è proprio pensato male. Stavolta si è tentato uno sforzo di denaftalizzazione che però non è riuscito. Il collegamento con il red carpet affidato a Biggio rientra in quella mediocre mentalità italiana di prendere un personaggio di tendenza e fargli fare tutto, anche se non rientra nel suo knowhow.
Il retropensiero qua è stato che scimmiottando Viva Rai Due comunque sarebbe andata bene.
E invece no. È stato triste. Bastava un cacchio di tappeto rosso. La gente ci avrebbe camminato sopra con i fotografi a fare le foto e un paio di inviati a fare domande. Ma si può fare un collegamento in diretta dal red carpet e poi mandare le clip registrate? E su, dai.
Luca Tommassini, con le sue performance, ha portato un’aria internazionale, ma, probabilmente avrà fatto uno sconto quantità, perché erano troppe. Il troppo toglie stupore. L’omaggio a Sophia Loren e Marcello Mastroianni che quest’anno avrebbe compiuto 100 anni è stato inutile. Che poi sta ricorrenza non l’ho mai capita. Avrebbe compiuto 100 anni… e quindi? Al 90% sarebbe stato un vecchietto acciaccato. Poi è arrivata pure la performance durante il momento in memoriam che ha distolto l’attenzione dalla commemorazione.
Ma questo è un peccato veniale, in confronto alla genialata di relegare alcuni premi nei teatri limitrofi, con l’intenzione sicuramente nobile di valorizzare tutti i teatri di Cinecittà, ma bastava fare da lì la proclamazione e concedere l’emozione del palco anche ai premiati delle categorie meno coinvolgenti. Com’è possibile che nessuno abbia pensato che mettere i candidati appollaiati su una scala sarebbe stato triste e desolante? Poi è ovvio che arriva quello che sbrocca.
Solo con la delocalizzazione e azzerando l’emozione potevano impedirmi di piangere al momento della premiazione. Le lacrime risparmiate però le ho recuperate con gli interessi quando sul palco è arrivato Vincenzo Mollica per ricevere il premio alla carriera e per darci una lezione. Di vita, di ironia, di forza, di professionalità. Speriamo che chi fa interviste abbia preso appunti.
Allora, quante altre edizioni ci vogliono per far capire agli autori che i 45 secondi concessi per i ringraziamenti tutti li sforano sempre? Quindi, ovviamente, ai premiati dite sempre che son 45 se no attaccano i pipponi, ma in scaletta quei 200 secondi in più a persona considerateli. Una cosa tipo il quarto d’ora accademico. Poi se no succede che arrivano i giovani rivelazione, a cui tocca non solo il David nano ma anche solo un secondo per dire il proprio nome. Manco il film che hanno fatto. Solo il nome.

A livello di premi, è andato più o meno tutto come previsto tra vittorie annunciate di Paola Cortellesi con C’è Ancora Domani e la non scontata sorpresa di Palazzina Laf premiato per i migliori attori protagonista (Michele Riondino, anche regista) e non protagonista (Elio Germano) e per la miglior canzone (Diodato). Ancora meno scontata come sorpresa invece è stata la vittoria come miglior film di Io Capitano di Matteo Garrone. Premio che ha il sapore del contentino dopo gli Oscar e che invece per me era il premio che C’è Ancora Domani meritava di più rispetto ad altri che ha preso.
Sugli outfit magari ci torniamo domani, ma non ne sono sicura perché sono troppo incavolata per la sciatteria con cui le attrici italiani si confrontano con il red carpet dei David. Ah giusto. Non c’era il red carpet. C’era Biggio a fare gli stacchetti.
