Quindi sta succedendo per davvero. Ci stiamo avviando alla proclamazione di Carlo Conti come conduttore della settantacinquesima edizione del festival di Sanremo e, secondo quanto riporta Gabriele Parpiglia, anche di quella successiva. Strano che in cambio dell’accollo della prima conduzione del festival nel post Amadeus non abbia chiesto anche la sostituzione del cavallo di Viale Mazzini con la sua statua mentre si immola a Sanremo con una pianta di basilico in mano, che male che va almeno può farsi un piatto di trenette al pesto.

Io nel mio toto conduttori, Carlo Conti non lo avevo proprio nominato. Lui si era subito tirato indietro senza nessuna apertura alle trattative. Insomma, il suo non era stato un “no, però…”. E invece evidentemente quel “però” c’era ma io, si sa, non sono brava a capire gli uomini.
Poi la verità vera è che lui mi è così tanto indifferente che non mi è venuto in mente di inserirlo né nella lista di quelli che volevo né di quelli che non volevo.
Lo considero un bravissimo conduttore… da conduzione piatta. Uno di quelli che deve sempre dire e fare la cosa giusta e che… il pubblico è sovrano… tanto che gli frega… c’è la repubblica e a essere stato eletto presentatore gentile ed educato è stato lui.
E in ogni occasione vuole confermarlo con un manierismo troppo affettato anche per i salumieri che sono maestri nel tagliare il prosciutto a coltello.
Carlo Conti è perfetto per quel pubblico che vede nella televisione un rifugio rassicurante, per un pubblico che vuole sentirsi accolto da un conduttore che non ha sbavature e che sembra abbracci la signora che lo guarda da casa … che a Carletto vuole tanto bene anche se spesso dimentica l’apparecchio acustico e non sente mezza parola di quello che dice!
Quello di Carlo Conti è uno stile di conduzione “vecchio”. Non vintage, come potrebbe essere se avesse l’ironia innata di Corrado o di Raimondo Vianello.
In una recente intervista, che ha sancito la sua apertura a condurre il festival, Carlo Conti ha dichiarato che potrebbe fare Sanremo 2025 se capirà di avere l’orecchio giusto, dimostrando grande miopia, perché quello che ha permesso ad Amadeus di avere successo non è stato tanto l’orecchio quanto la visione e l’apertura a cogliere quello che il nuovo pubblico musicale voleva e ha fatto pace con una verità … i fan di Claudio Villa sono tutti morti.
E anche quelli di Al Bano non si sentono tanto bene.
E’ grazie ad Amadeus che il Festival è tornato a essere un evento nazionale. E quando Carlo Conti dice che il processo di cambiamento è partito da lui, passando da Baglioni e arrivando ad Amadeus pecca di grande presunzione. La rivoluzione del Festival l’ha fatta Amadeus. Bisogna dargliene atto.
Comunque non è finita finchè non è finita e magari la Rai ci sorprenderà, puntando su Marco Mengoni perché il nuovo obiettivo del Festival a questo punto dovrebbe andare oltre alla nazional popolarità e puntare all’internazionalità. Per me lui è l’unico che potrebbe fare da cuscinetto per poi lasciare la conduzione ai giovani !
