Quella di voler avere un programma in prima serata e’ un’ansia tutta italiana che non solo è abbastanza provinciale ma anche anacronistica visto che ormai pure nonna Pina fa le tagliatelle mentre guarda la Clerici… in streaming. Che poi oltretutto sta prima serata comincia quando io sono già pronta alla fase rem. Ok, adesso aggiungo che non esistono più i varietà di una volta e raggiungo Nonna Pina a fare le tagliatelle.

Ma torniamo ad Alessandro Cattelan. Temevo per lui. Il suo esordio nella prima serata di Rai Uno con “Da Grande” mi aveva abbastanza traumatizzata e ci ho messo un po’ a perdonarlo del passo falso. Poi si è riposizionato con il suo programma nella seconda serata di Rai Due, ma invece di puntare a essere Jimmy Kimmel e a dominare il late show italiano ha voluto riprovarci con la prima serata.
E così ha ideato un programma, senza fare scimmiottamenti di cose viste e riviste. Tipo Canale 5 dove contemporaneamente andava in onda Io Canto Family condotto da un’imbalsamata Michele Hunzicker con i giudici vip che valutano le squadre capitanate da altri vip. Adesso all’appello mancano solo The Voice of Animals e Io Abbaio. Ah no. Anche The Voice of Kitchen, con il guanciale che friccica nella padella!
Vabbè, andiamo avanti che mi sto distraendo.
Il programma di Cattelan si intitola “Da Vicino nessuno è normale”. La sensazione è stata che abbiano avuto un’idea buona e sull’onda dell’entusiasmo abbiano lanciato il titolo accorgendosi solo dopo che era difficile da gestire. E’ un programma in stato confusionale, che mette sullo stesso piano fobie, manie, paure, ansie e pazzie.

Lo sforzo di mettere tutto nello stesso calderone rende il risultato finale da una parte forzato e dall’altra slegato perché non si capisce bene di cosa stiamo parlando. Di Federica Pellegrini che fa la maestra di nuoto a un talassofobico che però alla fine sa nuotare? Dei The Kolors che fanno il “kasaoke” per due loro fan della prima ora? Di Ventola, Adani e Cassano che con Cattelan giocano a calcio con 100 bambini? Di Tananai vittima dello scherzo del Social Media Manager? Dell’immenso Valerio Mastandrea alle prese con un esperimento divertente sul suo essere “low profile”? Che poi Mastandrea non mangia le cose bianche … come si fa a non sottolinearlo in un programma in cui le “manie” o le “fobie” dovrebbero essere protagoniste?
E se questo non bastasse, il programma in parte è in teatro e in parte su un palco esterno in piscina, tanto per creare confusione anche con la location.
Cattelan ha ripetuto fino allo sfinimento che è il pubblico a essere protagonista. Forse da vicino. Perché dal divano di casa non è sembrato. Sono state coinvolte per cinque minuti le fan dei The Kolors e per un tempo interminabile l’allievo della Pellegrini. Per il resto, qualcuno del pubblico ha raccontato una sua mania stramba, fatto fare un paio di battute a Cattelan e poi … basta.
Mi è piaciuta molto l’idea di chiamare gli stand up comedian, pure loro però con interventi a caso e nemmeno molto incisivi. Bello usare come “voce” Simone Colajanni, giovane doppiatore, anche se non ho capito per cosa sia stata esattamente usata la sua voce pazzesca.
Insomma per scrivere sto programma son partiti dalla pazzia e ci hanno messo dentro tutto quello che fosse legato al tema seguendo la regola dei sei gradi di separazione. D’altronde … se da vicino nessuno è normale perché dovrebbero esserlo gli autori? Tiè… alla fine ho trovato il filo conduttore che credevo mancasse!
Insomma, riconosco che da lontano si vede l’idea di un buon programma. Da vicino qualcosa è perfezionabile.

Cattelan, anche se all’inizio, probabilmente per l’emozione, sembrava un pò troppo accelerato, ha dimostrato di riuscire a prendere le misure e ha tentato di essere meno “cattecentrico” per dimostrare che potrebbe “sanremizzarsi”, nel caso in cui la dirigenza Rai avesse ancora dubbi su Carlo Conti.
Insomma, possiamo stare tutti tranquilli, nel caso in cui lo chiamassero per Sanremo non ruberebbe il microfono ai cantanti per fare lui tutti i duetti del venerdi sera. Ha anche schivato il plotone di esecuzione che lo aspettava con le tastiere puntate per l’affaire Fedez. Ha raccontato, con ironia e professionalità, la versione ufficiale. Sulle ufficiose lasciamo scatenare i complottisti che insomma il darsi malato di Fedez ci sta, perchè lui da vicino non sarà normale… ma nemmeno kamikaze.
Ps. Ma c’erano problemi di audio o gli Street Clerks non hanno imbroccato manco mezza nota?
