HO APERTO IL VASO DI PANDORO DI SELVAGGIA LUCARELLI

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“Il vaso di Pandoro” e’ la sua inchiesta, quella che avrebbe potuto farle avere quella credibilità a cui tanto aspira. Selvaggia Lucarelli però l’ha trasformata nella solita crociata personale, in cui l’andare contro ha prevalso sul lavoro giornalistico. 

Diciamo che di indagine c’è stato poco perché è bastata una telefonata a Balocco per far crollare il castello di beneficenza costruito dalla società della Ferragni. La responsabile della comunicazione di Balocco che, ingenuamente o forse no, ha spifferato lacune e lati ombrosi dell’operazione, pare che urlasse Banzai mentre parlava con la Lucarelli. Con un altro paio di telefonate all’ospedale Regina Margherita, l’esistenza di un “caso pandoro” e’ stata confermata.

Quelle telefonate però le ha fatte lei e non qualcun altro quindi il lavoro di Selvaggia Lucarelli va assolutamente apprezzato e non sminuito. 

A dicembre del 2022 esce la sua inchiesta.

Un po’ per l’asservimento generale ai Ferragnez e un po’ (tanto) perché la Lucarelli nel corso degli anni ha mostrato una vera e propria ossessione nel criticare la coppia, l’inchiesta non ottiene l’eco mediatica che avrebbe meritato. Qualcosa scricchiola, ma la Lucarelli non ha la credibilità necessaria per far valere il suo lavoro e così si trasforma nel solito martello pneumatico che accusa la Ferragni di aver fatto “adv” pure sulla mirra dei re Magi e manda tutto in caciara.

Solo un anno dopo arriva arriva un primo riconoscimento del suo lavoro, proprio quando lei non ci stava più pensando. Questa è la parte del libro che mi ha fatto ridere di più. La Lucarelli che ha un dossier pure su Cuordifragola, che ai tempi del video di Belen le ha fatto un commento cattivo vorrebbe farci credere che, quando dall’Antitrust arriva a Chiara Ferragni una multa di un milione di euro, la vicenda del pandoro se l’era quasi dimenticata. Anche in questo caso però la Lucarelli non fa la (ex) giornalista di inchiesta, ma si fa prendere dalla smania di urlare le sue ragioni, posta screenshot e dichiarazioni accusando tutti quelli che non le avevano dato credito. Si attacca a questa storia come un cane all’osso di una T-bone. E se Barbara D’Urso ci parlava con il cuore, la Lucarelli lo fa con il livore che trasforma un’inchiesta meritevole in un ring in cui colpire l’avversario in tuta grigia che piange nell’angolo. 

E alla fine arriva il libro. Un’antologia dei suoi post ripuliti dal taglio irriverente per farli diventare inchiesta che però non rivela nulla che non sapessimo già e che soprattutto non analizza il fenomeno Ferragni nel suo complesso, inquadrandolo in un cambio epocale della comunicazione. L’obiettivo sembra solo uno: screditare una figura che ormai non ha più credito nemmeno a Parco della Vittoria del Monopoli. A un certo punto ho temuto che desse della cretina pure a Liliana Segre che ha usato la Ferragni come megafono per far conoscere Binario 21.

La storia delle aziende della Ferragni e’ la stessa di tante altre. Avvincendamenti nel cda, vendita di quote, litigi, accordi e disaccordi. Nulla di scandaloso. E allora la Lucarelli cosa fa? Ci parla di Alessio Sanzogni manager rampante allontanato dall’azienda della Ferragni e per questo caduto in depressione, una depressione poi superata, visto che avvia un’attività sua. Nel 2019 Sanzogni muore tragicamente in un incidente stradale.
Cosa c’entra questo con il vaso di Pandoro? Nulla. Però la Lucarelli vuole farci sapere che la Ferragni ha litigato con un manager illuminato, caduto in depressione per colpa sua. E che poi è morto. La Ferragni ai tempi scrisse un messaggio sui social mostrandosi dispiaciuta, nonostante le divergenze avute. In questo caso la colpa della Ferragni è stata di non aver spiegato i motivi della lite (in un rip?) e di aver scritto sui social prima che gli amici intimi di Sanzogni fossero informati del tragico evento. E’ riportato un virgolettato di amici che si lamentano di aver saputo della morte di Alessio dai social di Chiara Ferragni.

Ma solo io vedo, palesi, i motivi per cui la Lucarelli non risulta credibile? E’ la spasmodica ricerca del marcio a ogni costo che la frega , perché quando il marcio lo trova per davvero non ci sembra poi così sporco. 

Un signore con un mazzo di rose può essere un gran romantico che vuole fare una sorpresa a sua moglie o uno che contribuisce all’evasione fiscale perché nel negozio dove li ha comprati non hanno il pos. Basta poco per cambiare la prospettiva del racconto. Un giornalista però dovrebbe restituirci la visione complessiva. 

Nel libro, i Ferragnez sembrano i Bonny & Clide della comunicazione cosa che, come dimostra il loro epilogo, in realtà non sono. Fanno parte di un sistema malato in cui sono saltati i criteri del buon senso e loro ne hanno approfittato, superando a un certo punto il confine del lecito. C’è’ una riflessione profonda da fare su questo aspetto, ma alla Lucarelli interessa solo di striscio.

Raccontando la storia, descrive nel dettaglio i meme che hanno ironizzato sulla Ferragni, i costumi di Carnevale pensati per prenderla in giro, sottoline che la mamma di Fedez somiglia a Marine Le Pen e quella di Chiara a Barbie Age’, che Fedez durante la proposta di matrimonio resta con la lingua penzolante. Cita addirittura Wanna Marchi per dimostrare che Chiara Ferragni è il male. Chiama il bue per dire cornuto all’asino, praticamente. Lei, proprio lei, la Lucarelli accusa Fedez di aver provocato varie shitstorm contro di lei. Un altro bue e un altro asino.
Tutti dettagli disseminati nel libro che non hanno nessun valore aggiunto per l’inchiesta, ma servono solo all’umiliazione. Non si è accontentata dei fatti, che lei stessa ha scoperto e che già di per sé sono impietosi. A chiusura del libro inserisce pure le interviste a due ex dipendenti che non raccontano nulla di eclatante o di scandaloso, anzi fanno apparire Chiara una fata primavera, un’imprenditrice inetta,  succube del suo braccio destro, Fabio D’Amato. Non esattamente una maga del crimine. 

Giulia, che si occupava delle news di The Blonde Salad, racconta che lei frequentava casa della Ferragni, ma era più amica di Valentina, la sorella di Chiara. Proprio lei le avrebbe riferito che Chiara, informata della maternità di sta Giulia, abbia chiesto “chi è Giulia?”. Wow. Che brutta persona Chiara … e c’ha pure una sorella stronza che la denigra. Sempre questa Giulia equipara un contratto di consulenza a partita iva di 1500 euro al mese a un contratto di assunzione a 1600, cadendo in contraddizioni palesi. L’importante però è specificare che ha avuto un bambino e non è stata assunta. Questo è il messaggio che alla Lucarelli interessa che passi. E così adesso ci sono quelli che dicono che la Ferragni non rispetta la maternità delle sue dipendenti. 

E infine c’è il passaggio dedicato a Ramona Tabita, stylist dei vip, a cui la Ferragni ultimamente si è rivolta. La Tabita ha accettato chiedendo tanti soldi e con la clausola che non si facesse menzione della collaborazione. A rivelarlo però ci pensa Selvaggia Lucarelli, che, io non mi ricordo cosa ho mangiato ieri, ma mi ricordo benissimo un articolo del 2021, perché era uno  dei pochi in cui la Lucarelli si sperticava in lodi per qualcuno. E quel qualcuno era proprio Ramona Tabita. 

Qualcuno ha detto che la Lucarelli con questo libro lucri sui Ferragnez, cosa che oltretutto sarebbe pure lecita, visto che l’inchiesta è la sua; io penso invece che questo libro sia solo una sfogo dell’autrice e mi instilla il sospetto di una grande frustrazione: quando la Ferragni ha indossato le scarpe rosse per ritirare l’Ambrogino d’oro, è stata descritta dalla stampa come la paladina delle donne abusate. Se le scarpe rosse le indossasse la Lucarelli, il titolo dei giornali sarebbe “Lucarelli contro il blu”. Io, fossi in lei, mi chiederei perchè.