CHIARA FERRAGNI, IN MEMORY OF PANDORO AL CORRIERE.

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Chiara Ferragni che ringrazia per il milione di visualizzazioni della sua intervista al Corriere della Sera sembra una puntata di Black Mirror.

Cioè questa ragazza ha una visione talmente distopica della realtà che confonde le visualizzazioni con gli attestati di stima, non arrivando nemmeno a concepire che al massimo potrebbe trattarsi di attestati di tenerezza verso la piccola Chiara. Perché è stata la piccola Chiara a essere stata intervistata non un’imprenditrice multimilionaria in un periodo difficile, vero?


Io non voglio farle il processo e non voglio nemmeno massacrarla perché a me in fondo piaceva pure e mi è capitato spessissimo di difenderla, però di fronte all’intervista di oggi mi sono sentita molto Willis … “che cosa stai dicendo, Chiara?”

Qua parliamo di un’accusa gravissima che la Ferragni tenta di banalizzare, aiutata anche da un’intervista a cui son mancati solo i video “in memory” del pandoro che troneggiava “irrosato” tra un pacco di Dior e l’altro di Prada per trasformarsi in una chiacchierata lacrimevole con la Toffanin a Verissimo.
Dopo aver letto l’intervista sappiamo che la piccola Chiara cammina per strada senza che la gente le dia della criminale. Insomma, non le lanciano le monetine come se fosse la buonanima di Craxi. E’ un buon segno, no?
Sappiamo che un pochino di più avrebbe potuto guadagnare ma l’importante era fare beneficenza. E dare l’esempio. Magari c’è qualche follower sensibile che crede che alla fine lei ci ha pure rimesso!
Sappiamo che la sua comunicazione non è effimera perché pubblicizza una borsa ma difende pure i diritti delle donne. Ecco magari una riflessione sul concetto di effimero io lo farei.
Sappiamo poi che qualcosa non ha funzionato nelle procedure all’interno della sua azienda, ma d’altronde sono tutti giovani molto bravi ma che si sono trovati a dover gestire un successo inaspettato. Probabilmente c’è bisogno di una figura con più esperienza. Insomma, niente che la vecchiaia non possa risolvere. Ed è a questo punto però che bisognava farle una domanda. Una sola, ma fondamentale. Volendo credere all’errore, chiamiamolo procedurale, solo una cosa non è …chiara. Perché quando la Lucarelli l’anno scorso ha iniziato a mettere in discussione l’operazione di beneficenza lei, AD che sta per amministratore delegato delle sue aziende, non è andata a fondo alla questione per capire se effettivamente c’era stato un errore? Io il dolo non lo voglio vedere, ma diamine come fai a non approfondire una cosa cosi importante?
Comunque, alla fine, grazie a questa situazione è arrivato un decreto legge che ha colmato il vuoto normativo su cui credo si fonderà la difesa della Ferragni. E oltretutto, nonostante lo chiamino tutti DDL Ferragni, lei a Palazzo Chigi non ha nemmeno chiesto i diritti d’immagine