Mi son dovuta costringere a guardare Qui non è Hollywood su Disney, ma dovevo capire perché il regista, Pippo Mezzapesa, ha sentito la necessità di raccontare questa storia.
E alla fine, dopo aver visto le quattro puntate, penso sia stato un atto di masturbazione.
Una serie girata per puro piacere. Il suo. Io non so chi, oltre lui, sentisse il bisogno di rivivere un fatto di cronaca su cui giornalisti e giornalai bulimici hanno mangiato più che a un matrimonio de Il Castello delle Cerimonie, vomitandoci addosso un caso di cronaca facendolo diventare di gossip.
Perdonate l’immagine forte, ma dovevo rendere in qualche modo lo schifo che provo se ripenso a come è stata trattata la morte violenta della povera Sarah Scazzi.
Abbiamo una regia d’autore intensa che esalta le interpretazioni degli attori. Vanessa Scalera nella parte di Cosima Misseri è un mostro di bravura. E la parola mostro non l’ho usata a caso. La fotografia “arida” e cruda che esalta il protagonista silente di questa storia: l’ignoranza. Le scelte narrative discrete che non si soffermano sull’atto violento in sé e che raccontano i fatti in maniera sofisticata. Il racconto infatti è solo apparentemente delicato perché la violenza c’è sempre negli sguardi e nei dialoghi.
Io li vedo dei pregi nel lavoro di Mezzapesa, ma davvero ho la sensazione che il suo sia stato un esercizio di stile. Che sia riuscito non conta.
È innegabile abbia fatto un buon lavoro… che però alla fine mi ha lasciato una sensazione di grottesco che non riesco a scacciare e che mi fa rispondere “no” a chi mi chiede se consiglio di guardarla. Non c’era bisogno di parlare ancora di Sarah.
