
In fatto di dissing, Fabri Fibra e Fedez possono annoverare dei precedenti molto illustri.
Parliamo di due premi Nobel. E voi adesso vi aspettereste la battuta, tipo che ne so Pio e Amedeo e invece parlo di un uomo e una donna che il Nobel, per la letteratura, lo hanno ricevuto per davvero.
I due protagonisti di questa storia sono Luigi Pirandello e Grazia Deledda.
I fatti che sto per raccontarvi risalgono al 1911, quando però nessuno dei due scrittori aveva ancora ricevuto il Nobel.

Grazia Deledda, felicemente sposata con un ex funzionario statale diventato suo manager, era già una scrittrice di successo, in termini di apprezzamento della critica e di vendite; Luigi Pirandello aveva una vita “spericolata e piena di guai”: l’allagamento della solfatara di famiglia gli aveva tolto una rendita importante, la pazzia della moglie gli aveva tolto la pace. In aggiunta i suoi primi romanzi tra i quali “Il fu Mattia Pascal” stentavano ad attrarre il grande pubblico.
E poi c’era quella coppia strana, moderna e libera, che ignorava e contrastava le regole ferree del più rigoroso patriarcato, con un marito “a rimorchio” della moglie.
Ebbene si, Luigi Pirandello era un maschilista e probabilmente anche un po’ rosicone.
Infatti, dopo aver più volte incontrato la coppia nei vari ambienti letterari dell’epoca inizia la stesura del romanzo “Suo Marito”, che già nel titolo è abbastanza esplicito.
Protagonista è un cinico e spregiudicato Giustino Boggiolo, impiegato mediocre che sposa una giovane e promettente scrittrice, Silvia Roncella, e diventa il suo agente letterario. L’uomo, nel ruolo appunto di “suo marito”, suscita intorno a sé derisione e disprezzo e punta a ottenere il massimo guadagno, spingendo la moglie a tradire la sua arte per soddisfare le richieste del mercato. Viene soprannominato “Roncello” e ridicolizzato dai colleghi che gli fanno trovare i biglietti da visita a nome di “Giustino Roncella, nato Boggiolo”.
Il romanzo di Pirandello doveva essere inizialmente pubblicato con la stessa casa editrice della Deledda, la Treves, che all’improvviso si tirò indietro, probabilmente perché la scrittrice, sapendo che Pirandello aveva pronto per la pubblicazione un libro dal titolo “Suo Marito”, aveva capito la male parata e convinto il suo editore a tirarsi indietro.
Pirandello riesce però a pubblicare lo stesso, con l’editore Quattrini e la Deledda va su tutte le furie e fa di tutto, riuscendoci, per impedire che il romanzo avesse una seconda ristampa. Ma Pirandello non si arrende e lavora a una riedizione del manoscritto appunto con il titolo “Giustino Roncella, nato Boggiolo”.
Nel 1927, Grazia Deledda riceve il premio Nobel per la letteratura e… non succede niente. Si lo so sarebbe stato fantastico se avesse dedicato il premio al caro, vecchio “Gigi”, ma così non fu e non perché la scrittrice lo avesse perdonato dello sgarbo subito. E, infatti, quando anni dopo, fu il nome di Luigi Pirandello a circolare nell’ambiente del Nobel, lei tentò di tutto per evitare che il premio gli venisse conferito. Non ci riuscì però e Luigi Pirandello ricevette il premio Nobel alla letteratura nel 1934.
E tutti vissero Nobel e contenti. No non è vero, perchè, purtroppo morirono entrambi due anni dopo. La Deledda per un cancro al seno, Pirandello qualche mese più tardi, per una polmonite.
Intanto in Francia stavano per iniziare la loro storia d’amore Gertrude Stein e Alice Toklas.
